Ricerca avanzata
Menù
Rete associativa
Personalizza il sito





Salta contenuti
Sei in: Homepage » Focus »

Il futuro del Fondo per la Non Autosufficienza in Umbria

Pubblicato il 11/04/2014 - Letto 1820 volte
Tra consolidamento del livello attuale dei servizi offerti e sperimentazioni di progetti per la vita indipendente delle persone con disabilità, il quadro della programmazione degli interventi per le persone con disabilità (a partire dal Fondo Regionale per la Non Autosufficienza) non sembra essere troppo fosco. Riportiamo le considerazioni proposte, in occasioni diverse, da due dirigenti regionali che si occupano della materia, confidando nel fatto che quanto da loro detto non rimanga un mero "annuncio", ma venga effettivamente realizzato.

Il futuro delle politiche sociali - ed in particolare di quelle per il Fondo Regionale sulla Non Autosufficienza - sembra non essere tanto negativo, nonostante il periodo complessivo di crisi. Questo ottimismo (pur sempre "moderato" e in attesa di riscontri certi) trova la sua giustificazione nelle parole che, nei giorni passati, due dirigenti regionali hanno riferito in merito alle risorse effettivamente disponibili.

La prima conferma proviene dal Dirigente regionale della Direzione Salute e Coesione Sociale Gianni Giovannini, sentito dal Comitato per il monitoraggio e la vigilanza sull'amministrazione regionale (organo composto da cinque Consiglieri che ha, tra le sue funzioni, anche quella di monitorare gli adempimenti concernenti l'attuazione delle leggi e delle deliberazioni regionali). L'esito dell'audizione si trova riassunto nell'articolo «Fondo per la non autosufficienza da 8 milioni. L'obiettivo è aumentare le soluzioni domiciliari» del 18 marzo 2014, pubblicato sul Corriere dell'Umbria.

Giovannini, in primo luogo, ha confermato l'orientamento della Regione Umbria verso la domiciliarità e non verso la residenzialità. Questa visione politica, sebbene trovi da sempre l'adesione da parte delle Associazioni che promuovono e tutelano i diritti delle persone con disabilità, è un bene che Giovannini l'abbia riaffermata con forza, visto che non sembra così scontata, nemmeno tra i Consiglieri regionali facenti parte del Comitato.

Dall'articolo sopra riportato, infatti, emerge che il Consigliere Massimo Buconi (Partito Socialista Italiano) pare che abbia rilevato che, a causa delle disparità territoriali sui servizi domiciliari offerti, il risparmio dell'assistenza domiciliare (e della domiciliarità in generale) rispetto a soluzioni di residenzialità (Residenze Protette, Residenze Sanitarie Assistenziali, ecc.) dipenda solo dal fatto che il numero di ore settimanali di assistenza erogate alle persone con disabilità sarebbero esigue. Buconi pare che abbia continuato affermando che forse sarebbe meglio puntare sulla semi-residenzialità (ossia su soluzioni residenziali che abbiano però una valenza solo diurna), sia per frenare «i forti interessi che si muovono tra residenze assistite che puntano a riempire i posti disponibili» (frase così riportata), sia per arginare la «diffusa presenza di badanti in nero che forniscono assistenza in modo irregolare» (frase così riportata).

A fronte di queste osservazioni, Giovannini sembra aver replicato: «La semi-residenzialità può essere attivata solo se c'è un supporto adeguato da parte della famiglia. Noi puntiamo molto sulla permanenza dei soggetti nelle rispettive abitazioni, che ha costi economici e sociali minori e vorremmo aumentare del 20 per cento» (frase così riportata).

L'osservazione di Giovannini non può che far tirare un sospiro di sollievo ai tanti cui sta a cuore la domiciliarità. Riflessioni come quelle del Consigliere Buconi, infatti, pur evidenziando alcuni dati di fatto (la riduzione delle ore di assistenza domiciliare, gli interessi pur legittimi delle residenze, il lavoro spesso in nero del personale badante), propongono soluzioni che, anziché ridurre tali problemi, vanno a ledere un principio cardine del welfare italiano dagli anni Settanta in poi: la domiciliarità.

Al di là di questa discussione, l'intervento di Giovannini ha proseguito affermando che il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza, per il 2014, ammonterà a circa 8 milioni di Euro e in parte arriverà direttamente ai Comuni, proprio per rafforzare la funzione di mantenimento della domiciliarità.

Giovannini ha poi confermando i finanziamenti per il Progetto Regionale Integrato per Non Autosufficienza (PRINA), dai cui fondi trovano sostentamento primario molti servizi territoriali. Nella programmazione regionale per il 2014, infatti, sono state riviste le priorità sulla base dell'attuale sistema di risorse, incrementando ancora di più l'integrazione tra risorse sociali e sanitarie (per l'appunto il PRINA) e, come richiesto dal Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza, vincolando quote di risorse economiche per patologie come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA).

Rispetto alle considerazione circa il tema dei finanziamenti per la SLA e delle manifestazioni in corso in questi giorni per garantire un uso più appropriato dell'assegno di cura, si rimanda a questa news.

L'altra fonte regionale circa la programmazione 2014 delle politiche sociali è venuta per bocca di un altro Dirigente regionale: Alessandro Maria Vestrelli del Servizio Programmazione e sviluppo della rete dei servizi sociali e integrazione socio sanitaria.

In occasione della convegno «Convenzione ONU e ICF. Gli strumenti per l'autonomia e l'inclusione sociale delle persone con disabilità» (organizzato l'8 aprile scorso a Villa Umbra dall'Osservatorio Regionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità), Vestrelli ha affermato che le linee strategiche della programmazione regionale punteranno sulla sussidiarietà, in una logica di promozione, prevenzione e integrazione, al fine di realizzare una riforma che possa vedere un «welfare della relazione umana».

Vestrelli ha parlato anche della sfida per le Amministrazioni pubbliche regionali e comunali rappresentata dal corretto utilizzo dei fondi strutturali europei (in particolare FSE - Fondo Sociale Europeo e FESR - Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) le cui risorse per almeno il 20% dovranno essere dedicate alle questioni sociali. La sfida sarà duplice: da un lato, sempre di più le politiche regionali dovranno attingere dai fondi strutturali europei; dall'altro, le Amministrazioni pubbliche dovranno essere in grado di amministrarli con capacità.

In merito alle politiche per la disabilità, Vestrelli ha parlato di consolidamento degli obiettivi programmatici previsti nel Piano Sanitario Regionale 2009-2011: una priorità è senz'altro una maggiore omogeneizzazione dell'erogazione dei servizi a livello territoriale.

Sul tema della presa in carico, Vestrelli ha poi ribadito diversi punti: alcuni rivendicati dalle Associazioni da diverso tempo, altri più legati ad una programmazione regionale che, ci pare, stenti ancora a distinguere propriamente un piano prettamente dedicato all'assistenza, dal Progetto Individuale strumento necessario per realizzare il progetto di vita della persona con disabilità.

Al di là di questa considerazione, tuttavia, se, da un lato, è senz'altro positivo il riferimento di Vestrelli alla valutazione, all'orientamento e al raccordo con il territorio al fine di una progettazione condivisa per una maggiore autonomia della persona (ha ricordato che, a breve, a Terni partirà un progetto per la vita indipendente), dall'altro, il ruolo dell'Unità Multidisciplinare di Valutazione Disabili (UMVD), sede della valutazione multidisciplinare, dalle parole di Vestrelli, rimane confinata troppo alla mera formulazione del Programma Assistenziale Personalizzato (PAP), senza alcun rapporto con un eventuale Progetto Individuale.

Vestrelli ha parlato anche di politiche di «Self help», «Domotica», «tele-medicina», tutto finalizzato alla domiciliarità (in sintonia con quanto detto sopra dal suo collega Giovannini). Vestrelli ha tenuto a precisare che gli interventi domiciliari saranno potenziati di 2 milioni di Euro che proverranno dalle zone sociali (insieme dei comuni).

Tra gli altri servizi e politiche per le persone con disabilità ricordati da Vestrelli, si ricordano:

  • Laboratori abilitativo cognitivi;
  • Potenziamento del Servizio di Accompagnamento al Lavoro;
  • Rafforzamento tra istituzioni e lavoro: work experience;
  • Sperimentazioni di semi-residenzialità di prossimità (per il disagio sociale);
  • Mantenimento della rete dei centri diurni per minori con autismo;
  • Mantenimento della rete dei centri residenziali e semi-residenziali;
  • Percorsi di progettazione universale condivisa per il dopo scuola.
Salta contenuti del pié di pagina - M.O.S.A.I.C. cooperativa sociale - P.IVA: 01251410559 - Via Giovanni XXIII, 25 - 05100 Terni
Tel: +39 0744 274659 - Fax: +39 0744 274659 - Email: web@cpaonline.it - Leggi la Privacy Policy - Powerd by: mediaforce.it
Logo di conformità agli standard W3C per i fogli di stile Logo di conformità agli standard W3C per il codice HTML 4.0 Transitional Logo di conformità agli standard W3C Livello AA, WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0