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Quando i numeri "raccontano" il Welfare

Pubblicato il 12/10/2012 - Letto 1822 volte
Riportiamo un approfondimento apparso sul numero 2-3/marzo-giugno 2012 della rivista "Welfare Oggi", diretta da Cristiano Gori, nella quale si fanno "i conti in tasca" alle regioni sulla spesa per i servizi sociali, sanitari, socio-sanitari e quelli per le persone con disabilità. Il raffronto tra l'Umbria e le altre regioni del Centro Nord mostra luci e ombre rispetto alla "graduatoria" sulla quale, di volta in volta, la nostra regione si pone rispetto alla capacità/volontà di spesa, tenendo conto che sono cifre "fredde" e che non implicano una migliore appropriatezza degli interventi solo a fronte di una maggiore spesa sostenuta. Al termine dei raffronti, le parole dell'Assessore alle politiche sociali di Terni Stefano Bucari, intervistato insieme ad altri Amministratori locali, offrono, invece, un quadro meno "freddo" di come il Comune di Terni affronti le difficili scelte e strategie in tempi di crisi.

Quello di questi giorni, politicamente parlando, è un clima "rovente": il Governo Monti ha presentato il Disegno di Legge sulla Legge di Stabilità del 2013 (la ex Legge finanziaria, o - come la definiscono i mass media - la "manovra") in cui ha previsto una serie di "tagli" alla spesa pubblica in particolare agli Enti locali (e, quindi, di conseguenza alle politiche sociali) e alla sanità. Non solo, ma il Governo ha previsto una retribuzione ridotta al 50% dei permessi lavorativi legati alla Legge n. 104/1992, presi da quei lavoratori che non sono genitori o coniugi della persona con disabilità che devono assistere. Di questi argomenti, per il momento, rimandiamo al comunicato della FISH nazionale (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), in attesa di un approfondimento specifico sul tema.

Dal momento che la Legge di Stabilità - che dovrà passare sotto l'esame del Parlamento, che ha tempo fino al 31 dicembre per approvarla - riduce le risorse degli Enti locali e delle Regioni (con evidenti ricadute sul piano del sociale e della sanità), risulta ancor più interessante l'approfondimento apparso sul numero 2-3/marzo-giugno 2012 della rivista Welfare Oggi, diretta da Cristiano Gori (Maggioli editore).

L'approfondimento - che consta di diversi articoli scritti da esperi in materia - propone una comparazione puntuale tra le regioni d'Italia su alcuni temi specifici: l'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), le residenze per anziani, i servizi per la disabilità, la spesa per i servizi sociali e la spesa per i servizi socio-sanitari.

Al termine dell'approfondimento, Sonia Guarino intervista quattro Amministratori locali, tra i quali Stefano Bucari, Assessori alle Politiche Sociali del Comune di Terni.

Rimandando alla lettura integrale degli approfondimenti ad altra sede, in questo spazio, invece, cercheremo di capire i "numeri" che raccontano il welfare umbro (selezionando i temi più significativi) e quanto riferito dall'Assessore Bucari rispetto alle politiche sociali del Comune di Terni.


I "numeri" del welfare umbro

1. Assistenza Domiciliare Integrata (ADI)

Il primo raffronto riguarda l'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) e indica, in percentuale, il numero di persone anziane (ultra sessantacinquenni) assistite a domicilio rispetto a tutta la popolazione anziana della regione (dati del Ministero della Salute, 2010).

A fronte di una media nazionale del 4,1% e una media delle regioni del Centro-Nord del 4,9%, l'Umbria si posiziona al secondo posto - dopo l'Emilia-Romagna (11,6) e prima del Friuli-Venezia Giulia (6,8%) - con una percentuale del 7,7% di copertura di ADI. Tuttavia, proprio perché la copertura del servizio è così capillare, il numero di ore di ADI erogate per ciascuna persona anziana è al di sotto della media italiana: tra le 10 e le 15 ore di ADI erogate in Umbria, a fronte di una media nazionale di 21 ore.

2. Le residenze per le persone anziane

Il secondo raffronto inter-regionale riguarda le residenze per le persone anziane: le residenze assistenziali (case di riposo), le Residenze Protette (RP) e le Residenze Socio-Assistenziali (RSA). L'indagine raffronta il numero di posti letto ogni mille persone anziane (elaborazione dati ISTAT, 2012).

A fronte di una media nazionale di 25,7 posti letto ogni mille persone anziane (2,4%), il Centro Italia, nel complesso, si posiziona sotto la media con 17,9 posti letto ogni mille persone (1,8%); in particolare, poi, l'Umbria si trova al livello più basso, con 11,8 posti letto ogni mille persone (1,2%).

Da un punto di vista numerico, si assiste ad un calo di residenze assistenziali (case di riposo generiche), a beneficio di RP e RSA, viste le sempre più frequenti condizioni di disabilità e non autosufficienza degli ospiti anziani che ne richiedono alloggio, con un incremento della proprietà di tali istituti da parte di enti non profit e di imprese private (for profit).

3. I servizi per le persone con disabilità

Tra i servizi per le persone con disabilità, gestiti dai Comuni e dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), rientrano la gestione dei centri diurni e delle strutture comunitarie e residenziali socio-assistenziali, per il servizio di assistenza domiciliare sociale, per gli inserimenti lavorativi, per i contributi/buoni/voucher e per l'integrazione delle rette delle strutture.

Dalla comparazione con le altre regioni, secondo i dati del 2008 (fonte ISTAT e Ministero della Salute), l'Umbria è la regione che spende meno di tutte tra quelle del Centro Nord ed è ben al di sotto della media italiana: infatti, a fronte di una spesa media nazionale di 8.048,75 Euro annui per ogni persona con disabilità, l'Umbria spende solo 5.463,46 Euro. Meno dell'Umbria, spendono il Molise (3.644,23) e la Sicilia (5.022,26). La regione che spende di più è la Liguria con 14.507,04 Euro.

In generale, per i servizi relativi alla disabilità, è il SSN che spende di più rispetto ai Comuni (in un rapporto 70% a 30%). L'Umbria, in entrambi i casi, si colloca ben al di sotto della spesa media italiana.

4. La spesa per i servizi sociali

In questo raffronto si considerano le spese per i servizi sociali di titolarità dei Comuni e delle varie forme associative di gestione di questi servizi. I dati si riferiscono ad una ricerca ISTAT del 2009.

Anche in questo confronto, l'Umbria si colloca all'ultimo posto delle regioni Centro-Settentrionali e al di sotto della media nazionale: a fronte, infatti, di una spesa media nazionale di 116,06 Euro pro capite, l'Umbria spende 95,40 (a titolo di confronto, la Provincia autonoma di Trento spende 294,70 Euro, la Valle d'Aosta 269,30 Euro, il Friuli-Venezia Giulia 215,10 Euro).

In generale, la composizione della spesa dei servizi sociali è così distribuita: famiglie e minori (39,9%), persone con disabilità (21,6%), persone anziane (20,3%). Anche se - come abbiamo visto dal precedente raffronto - al Centro (ed in particolare in Umbria) la spesa in favore di servizi per le persone con disabilità ha uno scarso peso.

5. La spesa per i servizi socio-sanitari

Quest'ultimo raffronto analizza la spesa del SSN per l'assistenza territoriale, semiresidenziale e residenziale per gli anziani secondo quanto previsto dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

I dati - che si riferiscono ad una ricerca del Ministero della Salute del 2009 - mostrano che l'Umbria, pur collocandosi al di sotto della spesa dell'Italia Settentrionale, si eleva ben al di sopra delle altre regioni del Centro Italia e anche della media nazionale: a fronte di una spesa media pro capite di 278,67 Euro, l'Umbria ne spende 295,4.

Raffrontando questi dati con quelli relativi all'ADI (punto 1), emerge che l'Umbria dedica una fetta importante delle proprie risorse sia all'ADI, sia alle risorse per l'assistenza residenziale e semi-residenziale. Questa correlazione viene confermata dai ricercatori di Welfare Oggi in tutte le Regioni che, come la nostra, dedicano una grande fetta di risorse per erogare i LEA.

Al termine di questi raffronti, è necessario chiarire un punto: non è affatto detto che a maggior risorse corrisponda necessariamente un livello di appropriatezza maggiore nella soddisfazione dei bisogni delle persone con disabilità. Quindi, una lettura fredda dei dati, senza una più approfondita analisi dei contesti, non ci dice se una regione è più o meno virtuosa di un'altra.

Certamente, il parere di un Amministratore locale, può essere utile per avere un quadro meno "freddo" della situazione descritta.


L'intervista all'Assessore Bucari

Riportiamo i punti salienti dell'intervista all'Assessore delle politiche sociali del Comune di Terni Stefano Bucari, a cura di Sonia Guarino, pubblicata nel medesimo numero della rivista Welfare Oggi da cui abbiamo tratto le comparazioni di spesa di cui sopra.

Sono solo tre le domande che Guarino pone ai suoi interlocutori - oltre a Bucari, Guarino ha intervistato altri tre Amministratori dei Comuni di Torino, Bari e Malnate (VA):

  • le prospettive future dei servizi sociali a fronte dei tagli;
  • quali linee guida per la riorganizzazione dei servizi a fronte dei tagli;
  • le conseguenze per gli utenti dei servizi.

Rispetto alla prima domanda, Bucari sottolinea che l'Amministrazione ha mantenuto inalterate - nonostante i tagli - le risorse destinate al sociale: 3,5 milioni di euro, cui si aggiunge un milione da parte della Regione. Bucari, in particolare, sottolinea che il 70% delle risorse comunali vanno al welfare.

Rispetto alla seconda domanda, Bucari ricorda come le strategie comunali, che devono pur seguire le priorità del bilancio, vengono ridisegnate insieme alle parti sociali (associazionismo e Terzo Settore). In questo senso, Bucari ricorda l'esperienza partecipativa del Piano Regolatore del Sociale (vedi la delibera). In merito alla definizione delle priorità, il Comune di Terni ha individuato nella non autosufficienza, nelle problematiche dei minori e delle famiglie e nel contrasto alla povertà i punti cardine della propria azione politica.

Rispetto alla terza domanda, infine, Bucari, si limita ad annoverare come conseguenza sui cittadino la loro partecipazione alla spesa dei servizi tramite l'Indicatore di Situazione Economica Equivalente (ISEE), citando la Delibera regionale che fissa i criteri (leggi qui la Delibera).

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