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Il Decreto «Salva-Italia»: tra prospettive non rosee ed improrogabili necessità

Pubblicato il 9/12/2011 - Letto 1829 volte
È un Decreto Legge, quello denominato dallo stesso Presidente del Consiglio Mario Monti «Salva-Italia», che ha suscitato già aspre critiche da parte delle principali parti sociali. Ma è un decreto necessario, improrogabile per la credibilità internazionale. Ma è anche un decreto che costa caro agli italiani. È stato firmato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ed ora è in discussione alle Camere per la sua approvazione. Il Decreto - che ha già suscitato le lacrime della Ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero per via dei molti «sacrifici» che richiede - tocca aspetti estremamente delicati, che riguardano, come è ovvio, anche le persone con disabilità e le loro famiglie. Naturalmente, i mass media, impegnati principalmente sui due temi - tassa sulla casa e pensioni - che rappresentano i due "tabù" delle politiche rispettivamente di centro-destra e di centro-sinistra, non hanno dato molto spazio ad altri due argomenti, ugualmente importanti, che riguardano le persone con disabilità: i provvedimenti di natura fiscale e assistenziale e la revisione dell'Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE).

Nel testo del Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011 (il cosiddetto Decreto «Salva-Italia») non ci sono espliciti riferimenti alle persone con disabilità e alle loro famiglie. I risparmi derivanti dalle nuove disposizioni, che saranno definite con successivi decreti, confluiranno sul Fondo per le Politiche Sociali, ma con un vincolo di destinazione: donne, giovani e famiglie numerose.

Quest'unico vincolo di destinazione provoca, pertanto, una domanda inevitabile al Governo Monti: e le persone con disabilità?

In realtà, almeno indirettamente, le persone con disabilità e le loro famiglie sono toccate dal Decreto almeno in due punti e che, quindi, meritano la nostra attenzione.


Provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale

Per comprendere questo punto è necessario fare un piccolo riassunto delle "puntate precedenti", ossia riprendere cosa prevedono i Decreti del precedente Governo Berlusconi (le famose due "manovre estive") e se e come il Decreto del Governo Monti interagisce con essi, modificandoli o seguendo la stessa linea operativa.

Il punto nevralgico di tutti i citati provvedimenti è la tanto attesa riforma fiscale e assistenziale. Tuttavia, in ciascun Decreto, la riforma è vista sempre come l'alternativa ad un taglio lineare di natura fiscale che, qualora essa non venga realizzata, verrebbe inevitabilmente compiuto. Infatti:

  • Il Decreto Legge n. 98 del 6 luglio 2011 (approvato e convertito con Legge n. 111 del 15 luglio 2011) prevedeva di recuperare 24 miliardi di Euro mediante il taglio lineare dei «regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale» del 5% per il 2013 (4 miliardi) e del 20% a decorrere dal 2014 (20 miliardi). Prevedeva, tuttavia,  anche una clausola di salvaguardia: l'articolo 40, comma 1-quater, afferma che il taglio si sarebbe evitato se «[…] entro il 30 settembre 2013 [fossero stati adottati] provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali […]». In altre parole, la riforma fiscale e assistenziale.
  • Il Decreto Legge n. 138 del 13 agosto 2011 (approvato e convertito con Legge n. 148 del 14 settembre 2011) - la «Manovra di Ferragosto» come abbiamo scritto in queste pagine (leggi qui) - ha sostanzialmente lasciato inalterato il principio del precedente decreto, salvo anticipare i tempi di un anno per l'adozione della riforma fiscale e assistenziale: dal 30 settembre 2013 al 30 settembre 2012. Ma l'anticipazione di un anno, che riguarda anche il recupero dei miliardi di Euro, fa sì che questi, dai 24 di cui si necessitava in luglio, diventino 40 in agosto: 4 miliardi nel 2012, 16 nel 2013 e 20 dal 2014 in poi (4 + 16 + 20 = 40).
  • Il Governo Berlusconi, nel frattempo, aveva elaborato anche una proposta di riforma fiscale e assistenziale con un disegno di legge (n. 4566, Delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale) che fu approvato dal Consiglio dei Ministri il giorno stesso dell'approvazione della prima "manovra" in luglio (leggi qui), ma che fu stroncato dalla Corte dei Conti l'11 ottobre scorso (leggi qui), nonché, per quel che ci riguarda, anche dalla FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap.

E il Governo Monti?

Ovviamente, anche per Monti, la necessità di recuperare i 40 miliardi di Euro rimane. Tuttavia, anziché prevedere tagli lineari sulle agevolazioni fiscali, prevede un innalzamento progressivo dell'IVA (Imposta sul Valore Aggiunto). In estrema sintesi, la manovra sull'IVA - prevista a partire dal 1° ottobre 2012 (con un ulteriore innalzamento dello 0,5% a partire dal 1° gennaio 2014) - prevede di recuperare i miliardi di Euro necessari alle casse dello Stato nel seguente modo: portando l'aliquota del 21% dell'IVA (la ex aliquota del 20%, che fu aumentata di un punto percentuale dal Governo Berlusconi) al 23% e quella del 10% al 12%, si potranno recuperare 3,2 miliardi di Euro nel 2012, 13,1 miliardi nel 2013 e 16,4 miliardi nel 2014.

Non solo: come il precedente Governo, anche quello di Monti prevede la clausola di salvaguardia, che annullerebbe le suddette manovre sull'IVA, qualora entro il 30 settembre 2012 non si provveda alla riforma fiscale e assistenziale.

Quindi, torna ancora lo "spettro" della riforma fiscale e assistenziale. Il Governo Monti ha, sostanzialmente, tre possibilità di azione:

  • ignorare definitivamente il disegno di legge di riforma fiscale e assistenziale del precedente Governo (che, sebbene bocciato dalla Corte dei Conti, è tutt'ora in esame alle Camere), optando, invece, per l'approvazione dei provvedimenti sull'IVA;
  • fare proprio il disegno di legge di riforma del precedente Governo, introducendo opportuni correttivi e sfruttando così i tempi di una discussione già in parte avvenuta;
  • depositare un proprio disegno di legge di riforma fiscale e assistenziale, con il rischio, però di avere tempi estremamente limitati, poiché le norme dovranno essere in vigore entro la fine del prossimo agosto.

Cosa farà il Governo Monti?


La manovra sull'ISEE

Il secondo punto critico - almeno per quanto potrebbe riguardare strettamente le persone con disabilità e le loro famiglie - concerne l'articolo 5 del Decreto Legge del Governo Monti.

L'articolo si riferisce all'introduzione dell'Indicatore di Situazione Economica Equivalente (ISEE) per la «[…] concessione di agevolazioni fiscali e benefici assistenziali, con destinazione dei relativi risparmi a favore delle famiglie […]». Il principio che sta alla base è quello di ridistribuire i risparmi derivanti dalla nuova definizione dell'ISEE all'interno del Fondo per le Politiche Sociali, al fine di essere destinati ad interventi in favore delle famiglie numerose, delle donne e dei giovani. Alcune perplessità sono inevitabili:

  • restringendo i criteri per la concessione anche di benefici e provvidenze assistenziali, gli aiuti che arrivano ad una nuova platea di beneficiari, di fatto, derivano dalla sottrazione di aiuti a chi precedentemente ne godeva;
  • il Fondo per le Politiche Sociali (finanziato con 69 milioni di Euro per il 2012 e 44 milioni per il 2013) non viene alimentato con nuovi stanziamenti, ma con la mera ri-assegnazione di "risparmi", che però, ora, sono difficilmente quantificabili;
  • il vincolo di destinazione (famiglie numerose, donne e giovani) non include una delle maggiori emergenze nel settore assistenziale: la disabilità.

Andando un po' più nello specifico dell'articolo 5 del nuovo Decreto, si legge che verranno individuate «[…] le agevolazioni fiscali e tariffarie, nonché le provvidenze di natura assistenziale che, a decorrere dal 1° gennaio 2013, non possono essere più riconosciute ai soggetti in possesso di un ISEE superiore alla soglia individuata con il decreto stesso […]».

Il periodo che ci riguarda è composto da due parti: quella che riguarda le agevolazioni fiscali e quella che riguarda le provvidenze di natura assistenziale.

  • Nel primo caso, se l'intento è quello di legare alcune agevolazioni fiscali all'ISEE, la questione - che dipende ovviamente dal limite ISEE che verrà definito - potrebbe essere favorevole per alcuni (persone con bassi redditi, famiglie numerose, ecc.), mentre risulterà sfavorevole per altri (persone con redditi medi, famiglie mono-componenti, ecc.).
  • Più preoccupante è l'aspetto relativo alle provvidenze di natura assistenziale: si tratta, cioè, delle pensioni, delle indennità e degli assegni che vanno a beneficio delle persone con disabilità che hanno il riconoscimento dell'invalidità civile con percentuale pari o superiore al 74% (le quali, cioè, possono godere di prestazioni economiche). Attualmente, i limiti di reddito per beneficiare di tali emolumenti sono riferiti al reddito lordo complessivo personale, ma non all'ISEE. Alcune provvidenze assistenziali (come, ad esempio, l'indennità di accompagnamento), addirittura, non prevedono un limite reddituale.

Cosa succederà, quindi? Anche l'indennità di accompagnamento verrà annoverata tra le prestazioni vincolate dall'ISEE?


Come si capisce, quindi, le criticità e le domande sono molte e, dal momento che - come afferma Carlo Giacobini direttore di Handylex (da cui il presente sunto sul Decreto «Salva-Italia» è tratto e a cui si rimanda per ulteriori approfondimenti, leggi qui) - «la prospettiva non è, quindi, delle più rosee», anche la FISH ha deciso di inviare una lettera di chiarimento al Presidente del Consiglio (e per conoscenza alla Ministra Fornero) per avere, seppur nell'ottica di una dialettica funzionale al bene del paese e nella più chiara comprensione della criticità del momento politico in cui l'Italia è coinvolta, maggiori delucidazioni a riguardo (leggi qui la lettera della FISH al Governo Monti).

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