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La formazione gratuita degli «assistenti familiari»: la risposta della Regione Umbria ad un welfare sulle spalle delle famiglie

Pubblicato il 23/03/2012 - Letto 2009 volte
L'indagine del Sindacato Pensionati Italiani (SPI-CGIL) sulla non autosufficienza e assistenza domiciliare conferma, nella nostra regione, un "ritornello" ormai noto: l'invecchiamento della popolazione accresce il carico di welfare che, con la crisi di oggi e gli sprechi di ieri, è sempre più a carico delle famiglie. Ci sono molte persone anziane che hanno bisogno di assistenza domiciliare e questo implica necessariamente scelte politiche che, da un lato, permettano la prosecuzione delle forme di assistenza a domicilio (escludendo, cioè, forme di istituzionalizzazione), dall'altro, però, contengano i costi che tali servizi impongono. La scelta della Regione è quella di far contribuire le persone con disabilità al pagamento dell'assistenza domiciliare di cui usufruiscono, senza permettergli, però, la possibilità di scegliere il tipo di aiuto che vogliono ricevere, optando per l'assistenza diretta o indiretta. L'unica concessione sembra essere quella di formare gli «assistenti personali».

Da una recente indagine conoscitiva di SPI-CGIL su non autosufficienza e assistenza familiare (presentata a Roma lo scorso 15 marzo), emerge che l'Umbria detiene quasi il primato di erogazione dell'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) per le persone anziane con disabilità: quasi l'8% del totale della popolazione anziana, a fronte di una media nazionale che si aggira intorno al 4%.

Quindi, verrebbe da dire, un 4% medio in più che necessita di risposte appropriate; tuttavia, parlare di medie non permette di cogliere la dimensione globale del problema, visto che - dice lo SPI-CGIL - le persone anziane che usufruiscono dell'ADI sono comunque una netta minoranza di tutti gli anziani con disabilità presenti in Italia: i dati dello SPI-CGIL parlano di un 4,1% (ossia una persona anziana su cinque).

«[…] La domanda di servizi di assistenza per anziani non autosufficienti è molto forte - si legge nella scheda riassuntiva della ricerca dello SPI-CGIL -, ma tale domanda, però, è attualmente sopperita dal ricorso ad assistenti familiari (colf) che hanno raggiunto quota 780mila su tutto il territorio nazionale. Il welfare pubblico è stato sostanzialmente sostituito da quello "familiare", privato o da ricoveri presso strutture residenziali […]».

Rispetto a questi dati, cosa accade nella nostra regione?

Le risposte sono diversificate si muovono su canali distinti e, a volte, anche opposti, ma i tagli al sistema del welfare obbligano a un cambiamento radicale di sistema.

In primo luogo, c'è il nuovo regolamento sulla compartecipazione al costo dei servizi, tra i quali anche quelli di assistenza domiciliare: il regolamento disciplina le modalità con cui la persona con disabilità compartecipa al costo del servizio o della prestazione erogata in forma diretta (leggi qui il focus).

In secondo luogo, c'è la formazione di «assistenti personali»: la Regione, infatti, respinge l'«assistente personale» e la forma auto-gestita di assistenza ad esso collegata, ma promuove, formandoli con corsi specifici, gli «assistenti familiari» e i «Family Help».

Non è solo un gioco di parole (personale/familiare), ma un approccio complessivo. Ma vediamo un po' più nel dettaglio chi sono queste figure e come si differenziano.

L'assistente personale - di cui abbiamo più volte parlato - fa riferimento all'assistenza personale autogestita come forma ordinaria di assistenza che la persona con disabilità o la propria famiglia può scegliere per raggiungere i propri obiettivi di salute. È una forma di assistenza che, non solo ha la stessa "dignità" di quella diretta, ma, soprattutto, concede la possibilità di personalizzare l'aiuto (leggi qui il focus sull'assistente personale).

L'assistente familiare è una figura non professionale, molto spesso identificato come «badante» che svolge tutta una serie di attività di aiuto domestico e alla persona. Sono molte le iniziative di formazione - promosse anche dalla Delibera di Giunta Regionale n. 967 del 28 luglio 2008 (leggi qui il testo) - come, ad esempio, il progetto/corso "Mi prendo cura di te: sistema integrato di servizi alla persona" per formare altri assistenti familiari (leggi qui la news per approfondimenti).

Il «Family Help» (figura più specifica dell'assistente familiare ed introdotta dall'estate scorsa su indicazione del Ministero per le pari opportunità) è una persona che si rende disponibile ad offrire servizi di cura e sostegno educativo alle famiglie o alle madri sole. Dopo un percorso di formazione, il Family Help sarà chiamato a supportare i nuclei familiari che ne faranno richiesta ai propri Comuni, aiutandoli nelle attività legate alla gestione della casa, nella cura e l'educazione dei figli, nella cura degli adulti, ad esclusione delle prestazioni di tipo infermieristico. Le famiglie potranno contare su voucher erogati dalla Regione Umbria per avvalersi dell'aiuto, qualificato, degli iscritti all'apposito albo regionale dei «Family Help», i quali svolgono una funzione di mediazione con la rete dei servizi, fornendo ulteriori servizi integrativi più flessibili e necessari all'espletamento dei compiti di cura propri della famiglia. L'anno scorso è stato finanziato in corso di una trentina di ore per ottenere la formazione richiesta.

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