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Cosa fare se l'INPS richiede quote indebitamente concesse

Pubblicato il 3/04/2012 - Letto 2445 volte
Buon giorno. La mia situazione economica Ŕ notevolmente peggiorata dopo la morte di mio marito in quanto al momento della concessione della reversibilitÓ mi Ŕ stata revocata la pensione di invalida civile parziale che percepivo dal 1984 di 330 euro mensili. Inoltre devo rifondere all'INPS circa 2000 euro percepiti indebitamente nonostante abbia fatto subito le pratiche al patronato dopo la morte di mio marito. Attualmente percepisco circa 12.000 euro lordi l'anno che per˛ al netto delle varie trattenute di fatto sono circa 730 euro mensili. Non possiedo beni mobili nÚ immobili - pago circa 400 euro di affitto mensili. Vorrei sapere se posso rifiutare la trattenuta di 80 euro per la restituzione all'INPS di quanto percepito in pi¨ per sbaglio loro e se ho diritto a qualche altra provvidenza - ad esempio mio marito era invalido al 100 per cento ma non ha mai percepito alcun assegno di invaliditÓ nÚ assegno al nucleo familiare.
maria luisa, 80 anni

Risposta

Gentile Utente,
in merito al quesito da Lei posto, La informiamo che qualora una persona con disabilitÓ percepisca indebitamente le rate delle prestazioni economiche socio-sanitarie, l'INPS ha facoltÓ di richiedere indietro le rate impropriamente concesse.

Se, come Lei scrive, l'errore Ŕ stato causato dall'INPS e vuole fare rivalsa, Lei deve rivolgersi ad un legale e procedere con le vie legali. SarÓ l'avvocato a consigliarLe se procedere in giudizio dove un giudice deciderÓ chi ha ragione e le modalitÓ con cui dovranno essere riconsegnate le quote da Lei impropriamente possedute.

Qualunque altro tipo di azione di protesta contro l'INPS non consigliata da un legale pu˛ mettere a rischio la Sua possibilitÓ di rivalsa sull'Istituto stesso.

In merito alle provvidenze di Suo marito, siamo dolenti di informarLa che queste erano personali e che, alla morte dello stesso, si sono esaurite: tutte le prestazioni economiche legate all'invaliditÓ civile, infatti, sono a solo ed unico beneficio della persona con disabilitÓ per la quale vengono erogate.


Nella speranza di aver fornito una risposta chiara ed esaustiva, inviamo cordiali saluti,
Anna Vecchiarini e Pierangelo Cenci
(Assistenti Sociali del Centro per l'Autonomia Umbro)

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