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Riforma del Terzo Settore: tra sussidiarietà e responsabilità

Pubblicato il 13/06/2014 - Letto 1558 volte
A Roma, Giovedì 12 giugno, nel corso dell'incontro promosso dal Forum Nazionale del Terzo Settore, insieme all'Intergruppo parlamentare, sono state presentate le "Linee Guida per una riforma del Terzo Settore" del Governo. Il Forum ha ribadito come il tema non possa prescindere da una riforma della sussidiarietà e della Legge 328/2000, dalla definizione dei LIVEAS e dalla responsabilità delle regioni. Esempio di una possibile sinergia tra regioni e Terzo Settore, la legge di chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari

Il 12 giugno scorso, Roma è stata il luogo che ha ospitato l'incontro intitolato #Lavoltabuona. La riforma del Terzo Settore: partecipare per cambiare dove sono state presentate le nuove Linee Guida per una riforma del Terzo Settore, lanciate dal Governo Renzi nel maggio scorso. Viene così messo in evidenza come il Terzo Settore abbia un ruolo strategico in quanto soggetto del cambiamento per uno sviluppo politico, economico e sociale del nostro Paese: per questo è necessario muoversi in un'ottica di solidarietà e sussidiarietà.

Questo progetto di riforma, tra le altre cose, prevede: di aggiornare la Legge sul volontariato, di parlare di una revisione dell'impresa sociale, di  rilanciare il Servizio Civile e - cosa più importante per ciò che ci interessa - di valorizzare il principio di  sussidiarietà e di rapporti tra profit, non profit e Stato.

In particolare, per ciò che riguarda queste ultime due questioni, il Governo Renzi ha proposto di aggiornare la Legge n. 328 dell'8 novembre 2000 [link a sito esterno] nei punti che riguardano:

  • la programmazione e gestione dei servizi sociali ai fini della definizione di nuovi criteri e moduli operativi per assicurare la collaborazione degli enti non profit alla programmazione e non solo dell'esecuzione delle politiche pubbliche a livello territoriale;
  • revisione dei requisiti per l'autorizzazione/accreditamento delle strutture e dei  servizi sociali e delle procedure di affidamento per l'erogazione dei servizi sociali da parte degli enti locali ad organizzazioni del Terzo Settore;
  • introduzione di incentivi per la libera scelta delle persone a favore delle imprese sociali mediante deduzioni o detrazioni fiscali oppure mediante voucher.

Rispetto a questi tre punti, il Forum del Terzo Settore ritiene, opportunamente, che, sebbene si tratti di temi centrali da approfondire, ciò debba essere effettuato in un quadro in cui la valorizzazione della sussidiarietà passi attraverso ben più ampi e profondi interventi. Infatti, questo tema non tratta tanto della riforma del Terzo Settore, ma della riforma del Welfare.

In particolare, il Forum ritiene che l'aggiornamento della Legge n. 328/2000 debba tenere conto anche della necessità di una sua applicazione coerente su tutto il territorio nazionale, garantendo anche la continuità dei finanziamenti al Fondo Sociale Nazionale e al Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza.

Non solo, ma il Forum segnala anche la necessità di una definizione, a livello nazionale, dei LIVEAS (Livelli Essenziali di Assistenza Sociale) e dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e che le questioni della personalizzazione degli interventi, del diritto di scelta dei servizi e il tema dell'accreditamento degli stessi siano affrontate nella loro complessità.

Quello che emerge dalla nuova proposta di riforma del Terzo Settore da parte del Governo e, sulla base delle indicazioni specifiche del Forum, è che dovrà tornare centrale il concetto di sussidiarietà e, soprattutto, le regioni e lo stesso Terzo Settore dovranno assumersi precise responsabilità.

Il punto, allora, diventa trovare le modalità più efficaci di partecipazione per portare un cambiamento: infatti, per far sì che la realtà essenziale del Terzo Settore possa contribuire ad uno sviluppo sostenibile ed inclusivo, è necessario che non avvenga una sovrapposizione dei ruoli tra esso e le regioni, bensì una sommatoria delle diverse competenze ed esperienze.

Da un lato, infatti, le regioni verrebbero ad assumere precise responsabilità, anche in termini di verifica, per il corretto adempimento di quando attribuito loro dalla sussidiarietà. Dall'altro, anche il Terzo Settore è chiamato a partecipare sia tramite le associazioni, chiamate al loro ruolo di rappresentanza e tutela dei diritti delle persone, sia tramite il mondo della cooperazione, quale risorsa comunitaria essenziale per offrire concrete opportunità di inclusione attraverso progetti appropriati.


Banco di prova: la legge di chiusura degli OPG

A questo proposito il banco di prova di questa rinnovata sinergia tra regioni e Terzo Settore potrebbe essere l'applicazione della nuova legge per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG).

Quella della chiusura degli OPG è una storia lunga: infatti, il Comitato Stop OPG [link a sito esterno], soggetto voluto da diverse organizzazioni del Terzo Settore, da moltissimi anni sta portando avanti la propria battaglia per la chiusura degli OPG.

A fine dello scorso mese, finalmente, il Parlamento dà il via libera alla conversione del Decreto Legge n. 52 del 31 marzo 2014, approvando la Legge n. 81 del 30 maggio 2014 [link a sito esterno].

Tra le novità della Legge n. 81/2014, vi è l'obbligo per le regioni di presentare entro quarantacinque giorni progetti terapeutico-riabilitativi individuali per le persone con disabilità con problemi di salute mentale, al fine di reintrodurle gradualmente nella società tramite la presa in carico da parte dei servizi socio-sanitari.

Diventa fondamentale, quindi, la centralità della persona e la stretta collaborazione e integrazione tra i servizi pubblici, in particolare tra i Dipartimenti di Salute Mentale, i Servizi per le tossicodipendenze, i Sevizi Sociali e così via. Questi, quindi, hanno il compito di offrire progetti terapeutico-riabilitativi individuali appropriati per le persone che ne hanno bisogno.

Altre novità importanti riguardano: da un lato, l'invito ai magistrati ad incentivare l'uso delle misure alternative al ricovero in OPG; dall'altro, il concetto che la "pericolosità sociale" delle persone con disabilità con problemi di salute mentale non possa essere attribuita all'emarginazione della persona, alla privazione di sostegni economici o, cosa importante, alla mancanza della presa in carico dai servizi socio-sanitari (punto che, come accennato sopra, vede le regioni protagoniste nel monitoraggio).

Per l'applicazione della Legge n. 81/2014, quindi, i nuovi protagonisti dovranno essere, da un lato, le regioni che dovranno riconoscere la salute mentale come un diritto di tutte le persone, e dall'altro, il Terzo Settore cui spetta il compito tecnico e "politico" di promozione di una visione della disabilità in cui le persone con problemi di salute mentale che hanno commesso reati cessino definitivamente di vivere il "doppio binario", ossia quel sistema - previsto ancora dal Codice Penale - che associa "follia" e "incapacità di intendere e di volere" a "pericolosità sociale" e che ha mantenuto in vita strutture come gli OPG, ovvero un canale "parallelo e speciale" per persone che hanno malattie mentali e che hanno commesso reati.

Persone che, in un non troppo lontano passato, venivano etichettate come "sopravviventi psichiatrici" o "sopravvissuti alla psichiatria", termini che, nella loro crudezza, sottolineavano la sopravvivenza ad un'esperienza manicomiale in un momento in cui veniva etichettata in maniera negativa senza alcuna possibilità di riscatto sociale.

La chiusura degli OPG, dunque, rappresenterà un ulteriore passo in avanti nella strada già aperta dalla Legge n. 180 del 13 maggio 1978, la cosiddetta "Legge Basaglia", che, chiudendo i manicomi, restituì dignità, diritti e speranze a molte persone. Franco Basaglia, infatti, mise in evidenza come ognuno può, in un particolare momento della propria vita, vivere un'esperienza di follia. A tal proposito una frase di Basaglia rende bene l'unicità e la peculiarità di ogni persona: «visto da vicino nessuno è normale».

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