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Le reazioni sui dati umbri circa i permessi lavorativi della Legge n. 104/1992

Pubblicato il 24/04/2015 - Letto 1418 volte
Dal monitoraggio sull'uso dei permessi lavorativi previsti dalla Legge n. 104/1992 nelle scuole umbre - anticipato dal Sottosegretario all'Istruzione Faraone - emerge che nella nostra regione c'è una percentuale elevata di personale docente e non docente che richiede, per se stesso/a o per un familiare, i suddetti premessi. Il commento di Faraone e della stampa locale è allarmista e promette intransigenza, ma a tali dati non fa corrispondere un'altrettanto accurata indagine sulle condizione di salute e di vita delle persone con disabilità che beneficiano dei permessi (propri o dei familiari lavoratori).

In merito ai permessi lavorativi previsti dalla Legge n. 104 del 5 febbraio 1992 (per assistere un familiare con disabilità o lo stesso lavoratore o lavoratrice con disabilità) nel mondo della scuola, sulle colonne del Corriere dell'Umbria [link a documento in PDF] del 17 aprile scorso, apprendiamo che Davide Faraone, Sottosegretario all'Istruzione del Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca (MIUR), abbia «snocciolato le percentuali che condannano la nostra regione»: i dati dell'uso dei permessi lavorativi da parte di personale docente e non docente delle scuole umbre sarebbero «dati anomali» e - si legge sempre sulle colonne del Corriere dell'Umbria - Faraone stesso avrebbe "tuonato" che «si metteranno in campo anticorpi per fronteggiare un uso distorto della legge 104. Dobbiamo essere intransigenti».
 
Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta. Va chiarito subito, onde evitare falsi allarmismi, che il monitoraggio nella pubblica amministrazione sui permessi lavorativi non è un fatto di oggi, ma è un adempimento previsto dall'articolo 24 della Legge n. 183 del 4 novembre 2010 e ribadito dalla Circolare n. 2 del 10 marzo 2011 (firmata dall'allora Ministro per la Pubblica Amministrazione e Innovazione Renato Brunetta).

La Legge n. 183/2010 ha introdotto l'obbligo di comunicare al Dipartimento della Funzione Pubblica, entro il 31 marzo di ogni anno, i dati relativi ai permessi fruiti dai dipendenti pubblici compresi, quindi, anche quelli del personale scolastico. Per approfondimenti si consiglia di consultare la pagina del sito del MIUR [link a sito esterno].

La Legge n. 183/2010 (di cui abbiamo parlato, a suo tempo, in questo articolo) ha introdotto controlli molto rigidi anche perché l'impostazione politica del Governo di allora - denunciata opportunamente dalle associazioni appartenenti dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) e dalla FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) - era di stigmatizzare, quasi a priori, l'impiego di permessi lavorativi (consigliamo la lettura di questo articolo in cui assumemmo un taglio critico rispetto alle scelte compiute dal Governo di allora).

A quanto pare, però, ci risiamo. Sono passati diversi anni e altrettanti Governi, ma l'impostazione culturale di chi governa e di chi diffonde le notizie in questo campo non sembra assumere quell'accortezza necessaria a fornire un quadro non distorto della situazione e, quindi, a scongiurare inopportune "cacce alle streghe".

Faraone, nel sito di Cambiamenti [link a sito esterno], anticipa il risultati dell'indagine annuale e mostra due grafici rispettivamente delle percentuali di personale docente che fa ricorso ai permessi della Legge n. 104/1992 e di quelle del personale non docente.

Dall'analisi, nuda e cruda, dei dati, emerge che in Umbria fanno ricorso ai permessi lavorativi:

  • il 17,17% del personale docente;
  • il 26,27% del personale non docente.

Questi dati portano l'Umbria:

  • al secondo posto (dopo la Sardegna) tra quelle nelle quali il personale docente usufruisce dei permessi;
  • al primo posto (seguita a ruota dal Lazio) per il personale non docente.

Questi dati hanno dato vita - un po' in tutte le regioni con le più alte percentuali - ad una serie di considerazioni sul "numero eccessivo", sul presunto "abuso" e - come nell'articolo citato - allo stigma dei "furbetti".

Tuttavia, come ha dichiarato Raffaele Goretti (presidente dell'Osservatorio regionale sulla condizione delle persone con disabilità) al giornalista dell'articolo citato: «va detto subito che la nostra regione è tra quelle con l'indice di popolazione anziana tra la più alta di Italia».

L'invecchiamento della popolazione - ha affermato Goretti - comporta un peggioramento fisiologico delle condizioni di salute delle persone e fa sì che le stesse vengano riconosciute in «stato di handicap in situazione di gravità», requisito necessario affinché il familiare con disabilità o il lavoratore o lavoratrice stesso/a con disabilità possa beneficiare dei permessi lavorativi previsti dalla normativa.

I requisiti necessari per riconoscere la persona nello stato suddetto, tra l'altro, sono piuttosto discrezionali e, a questo proposito, l'Osservatorio regionale - in linea con quello nazionale - sta lavorando per proporre un sistema di accertamento delle condizioni di salute che sia in linea con gli obiettivi di vita della persona con disabilità e con i facilitatori e supporti necessari per il loro raggiungimento.

Se non si valutano anche i dati relativi alla condizione complessiva di vita di coloro che usufruiscono dei permessi lavorativi (per se stessi) e dei loro familiari, il dato statistico della quantità di permessi concessi non fa luce alcuna sull'effettiva appropriatezza degli stessi rispetto ai bisogni di assistenza delle persone con disabilità.

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