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L'Europa, l'Italia, l'Umbria: quale welfare per le persone con disabilità?

Pubblicato il 4/11/2011 - Letto 2027 volte
Lo scenario che in questi giorni coinvolge l'Europa è critico. Tuttavia, il Parlamento Europeo propone una Proposta di Risoluzione che lancia un grido d'allarme per tutelare un sistema di welfare capace difendere, ora più che mai, i diritti delle persone con disabilità. Dall'altra parte c'è la politica nazionale: un andirivieni di "manovre" che - tra critiche, bocciature e promesse - sembra considerare il welfare solo come una zavorra che va tagliata. Infine, c'è lo scenario regionale: di fronte alla crisi del welfare, propone la compartecipazione alla spesa al costo dei servizi, sulla base dell'ISEE. A fronte di queste tre visioni di welfare, ci si domanda quali saranno gli scenari futuri.

In questi giorni concitati, in cui l'Europa chiede all'Italia risposte credibili e politiche efficaci che riducano la spesa e producano sviluppo, si può assistere ad uno strano fenomeno che riguarda il welfare in favore delle persone con disabilità: tre scenari completamente diversi per tre visioni di welfare completamente inconciliabili tra loro.

Da un lato abbiamo l'Europa, o meglio il Parlamento Europeo, che approva una Proposta di Risoluzione per il rispetto dei princìpi e delle norme contenute nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità. Dal lato diametralmente opposto, c'è l'Italia che, seppur in modo ancora oscuro, tra bocciature del Consiglio di Stato e sollecitazioni europee, vuole mettere mano alla riforma fiscale e assistenziale. Infine, c'è lo scenario regionale: la Regione Umbria lunedì 7 novembre organizza un'audizione pubblica per discutere delle modifiche che la Giunta regionale ha proposto in merito alla compartecipazione tramite l'ISEE.


Il Parlamento Europeo

Il 25 ottobre scorso, il Parlamento Europeo ha approvato una Proposta di Risoluzione sulla base di quanto emerso nella «Relazione sulla mobilità e l'integrazione delle persone con disabilità e la strategia europea in materia di disabilità 2010-2020» (2010/2272(INI), presentata da Ádám Kósa, presidente dell'Intergruppo sulla Disabilità dell'European Disability Forum (EDF).

Il documento impegna l'Unione Europea e gli Stati che la compongono ad applicare concretamente i contenuti della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, garantendo, in particolare, alcuni diritti e libertà:

  • la libertà di comunicazione;
  • la libertà di movimento, abolendo le barriere architettoniche, integrando i servizi di trasporto dedicati alle persone con disabilità nel sistema di trasporto pubblico ed istituendo una Carta Unificata dei Diritti del Passeggero;
  • l'eliminazione di ogni disparità a livello sanitario, riconoscendo a tutti un livello minimo di assistenza e adeguati servizi di ri-abilitazione che facciano leva sui princìpi della vita indipendente («voglia di autonomia del disabile» riporta il testo di sintesi del documento);
  • la garanzia di pari opportunità nel campo dell'istruzione e del lavoro;
  • la predisposizione di specifici interventi per contrastare la lotta alla povertà delle persone con disabilità.

Come si legge nella sintesi del documento: «[...] gli Stati Membri non solo dovrebbero firmare e ratificare la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità e i suoi Protocolli Aggiuntivi, ma dovrebbero altresì sviluppare politiche e strategie nazionali in tema di disabilità, in armonia con la Strategia europea sulla disabilità (SED) della Commissione Europea e la strategia Europa 2020, oltre a riesaminare i documenti esistenti a livello nazionale che riguardano tale questione [...]».

Nel leggere le notizie politico-economico di questi giorni, sembrerebbe che una tale Risoluzione arrivi, come minimo, in un momento storico sbagliato e che non possa coincidere con un tempo di crisi e di misure volte all'austerità. Invece, gli eurodeputati hanno ben chiaro il momento storico e sanno che il tasso di occupazione delle persone con disabilità è soltanto del 45% circa e sanno anche che saranno proprio le persone con disabilità le prime ad essere colpite con maggior forza dalla crisi economica. Per questo motivo chiedono alle autorità nazionali di non usare le misure di austerità come pretesto per tagliare i servizi, ma, al contrario, di elaborare politiche che mirino all'inclusione sociale.


L'Italia

La prospettiva degli eurodeputati, a Roma, sembra essere completamente ignota. E se il Capo dello Stato Napolitano afferma che «nessuna norma che può stravolgere lo stato sociale può essere inserita in un decreto» [fonte la Repubblica del 03.11.11], le parti sociali temono comunque per il «maxiemendamento» al disegno di legge sulla stabilità - approvato Mercoledì sera dal Consiglio dei Ministri e che verrà presentato Lunedì pomeriggio in Commissione Bilancio al Senato - che presenta il primo pacchetto di misure annunciato nella lettera all'Unione Europea [fonte Il Sole 24 Ore del 03.11.11].

Le possibili conseguenze del maxiemendamento - sulla stessa linea d'onda delle "Manovre" estive del Governo - sono da tempo oggetto di critica non solo da parte della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), ma anche da parte della Corte dei Conti, che ha bocciato clamorosamente il disegno di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale (leggi qui). Le misure previste, infatti, vanno nella direzione esattamente opposta a quella dell'inclusione delle persone con disabilità e rischiano, al contrario, di incrementare l'impoverimento e l'emarginazione delle stesse.

E c'è chi, come Carlo Giacobini (Direttore editoriale di Superando.it), scrive delle troppe «morti bianche» delle persone con disabilità passate sotto silenzio a causa della disperazione delle famiglie, le quali, già da tempo, hanno varcato la soglia di povertà indicata dall'ISTAT. Giacobini afferma che «[…] per le persone con disabilità la situazione è ancora più tetra di quanto lo era un anno o un lustro fa. A quelle nere certezze, infatti, si aggiungono le ancora più cupe aspettative per il futuro […]» (leggi tutto l'articolo qui, link a pagina esterna).

A questo proposito, due campagne di sensibilizzazione - «I diritti alzano la voce!» (link a pagina esterna) e «Sbilanciamoci» (link a pagina esterna) - hanno elaborato il Libro Nero sul Welfare italiano (link a pagina esterna), corredato da un ampio apparato di dati e tabelle, con un'analisi accurata delle politiche sociali attuate dal Governo in carica e alcune proposte di riforma.


L'Umbria

Nel quadro delle difficoltà nazionali, anche l'Umbria è costretta a fare i conti con il venir meno delle risorse per il funzionamento dei servizi ed, in particolare, di quelli socio-sanitari.

Per questo motivo, la linea politica che è stata adottata è quella della compartecipazione alla spesa dei servizi da parte dei cittadini attraverso lo strumento dell'Indicatore di Situazione Economica Equivalente (ISEE).

Da gennaio 2012, i comuni dell'Umbria adopereranno questo strumento per continuare ad erogare i servizi socio-sanitari. In generale, i servizi socio-sanitari sono erogati in parte dal comparto sanitario (in misura variabile che può essere il 70%, il 50%, ecc.) e la restante parte dal comparto sociale (i Comuni). Sulla base delle varie fasce di ISEE, la persona che usufruisce dei servizi socio-sanitari dovrà compartecipare, in misura percentuale, a quella parte della prestazione che è a carico del Comune.

Il tema dell'ISEE è molto complesso e, sebbene sia giusto che il cittadino si responsabilizzi nella fruizione dei servizi, è importante che ciò - soprattutto in un clima di tristi presagi per la sopravvivenza dell'attuale sistema di welfare - non costituisca iniquità, onde evitare ulteriori «morti bianche» di cui sopra.

La FISH Umbria ONLUS, a questo proposito, ha proposto alcuni correttivi per garantire, all'interno di un sistema abbastanza farraginoso qual è quello dell'ISEE, una base di equità sociale tra le persone (leggi qui).


Conclusione

In conclusione, quindi, è chiaro che il tipo di welfare che serve alle persone con disabilità dovrà fondarsi sulla qualità delle risposte offerte (in termini di efficacia, efficienza ed appropriatezza) e non sulla mera sopravvivenza del sistema stesso.

Se guardiamo in un'ottica generale, infatti, la maggior parte del costo della disabilità (ossia il costo dei «facilitatori» necessari per superare le troppe «barriere» presenti e per le quali nessuno paga mai) è sopportato dalle persone stesse e dalle loro famiglie, mentre il welfare si sta riducendo sempre di più in una dimensione residuale.

Guardando ciò che raccomanda l'Europa nonostante la crisi (anzi, proprio per fronteggiarla) e a quello che intende attuare l'Italia per fare la stessa cosa, quindi, si ha l'impressione di vedere due visioni diverse del welfare: la prima conferisce al welfare un ruolo di garante dei diritti delle persone, la seconda, invece, ne vede solo il peso e quindi un elemento da tagliare.

Ma, allora, ci viene da pensare che se il welfare è un "peso", forse è a causa di una politica che lo ha "ingrassato" a beneficio solo del mantenimento del sistema dei servizi e non - come avrebbe dovuto - a beneficio del benessere della collettività.

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