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La FAND risponde a Sofri sulla specializzazione dell'insegnante di sostegno

Pubblicato il 6/06/2015 - Letto 1575 volte
L'articolo pubblicato da Adriano Sofri sulle criticità del disegno di legge sulla specializzazione dell'insegnante di sostegno, promosso e sostenuto anche dalle due federazioni di associazioni FISH e FAND, ha provocato diverse reazioni. Proponiamo una puntale risposta da parte di Luciano Paschetta, referente nazionale della FAND per l'Istruzione: dal (falso) problema della delega degli alunni e alunne con disabilità da parte dell'insegnante curriculare all'insegnante di sostegno, all'(improbabile) declassamento dell'insegnante di sostegno a docente di "serie B", Paschetta prova a "smontare" una per una le critiche di Sofri.
Come era prevedibile, l'articolo pubblicato da Adriano Sofri sulle colonne de la Repubblica [link a sito esterno] il 21 maggio 2015 ha generato una eco di risposte e di riflessioni da parte di chi si occupa da tempo di inclusione scolastica delle persone con disabilità.

La settimana scorsa, abbiamo pubblicato sul nostro sito il comunicato della FISH Nazionale (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap), una delle due federazioni di associazioni che promuovono e tutelano i diritti delle persone con disabilità che hanno presentato e sostenuto il disegno di legge AC-2444 ("Norme per migliorare la qualità dell'inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con altri bisogni educativi speciali"). Ricordiamo che il disegno di legge si propone di riempire di contenuti la delega al Governo in materia di insegnanti di sostegno prevista all'articolo 21 del disegno di legge governativo "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti" (più noto come "Buona Scuola") - attualmente in discussione al Senato della Repubblica -, di cui abbiamo riportato un'analisi in queste pagine.

Diamo spazio, ora, all'altra federazione di associazioni che ha promosso il disegno di legge AC-2444: la FAND Nazionale (Federazione tra le Associazioni Nazionali di Persone con Disabilità). Luciano Paschetta, referente nazionale della FAND per l'Istruzione, sulle pagine di Superando.it, ha "risposto" a Sofri, precisando alcuni punti che, a suo dire, risultavano discutibili.


Il problema della delega e dell'isolamento dell'insegnante di sostegno

In primo luogo, Paschetta ha precisato che, contrariamente a quanto affermato da Sofri, è l'attuale sistema che facilita e provoca la delega degli alunni e delle alunne con disabilità all'insegnante di sostegno da parte dell'insegnante curriculare.

Infatti, sostiene Paschetta: «oggi la realtà è che il docente di sostegno deve avere l'abilitazione per una qualsiasi classe di concorso, mentre dev'essere "contitolare" per il sostegno con docenti di discipline diverse dalle sue»; questo provoca che, man mano che aumentano le specificità degli insegnamenti impartiti, diventa sempre più difficile per l'insegnante di sostegno (con l'abilitazione solo per la propria materia, ma non per le altre) essere contitolare di tutte le cattedre.

Ed è proprio questa progressiva divergenza di competenze - e non le proposte del disegno di legge - a favorire «la delega dell'alunno con disabilità da parte degli insegnanti titolari allo stesso docente di sostegno e il suo progressivo isolamento dal contesto della classe, ciò che lo porta sempre più spesso a svolgere le attività didattiche nella cosiddetta "aula di sostegno", magari in compagnia degli altri alunni con disabilità dell'istituto».


La specializzazione dell'insegnante di sostegno

Altro punto che Paschetta contesta all'interpretazione di Sofri del disegno di legge riguarda la specializzazione dell'insegnante di sostegno. Rispetto a questo tema è sorta una "vulgata" - cavalcata anche da Sofri, ma non solo - che ha inteso il percorso specialistico dell'insegnante di sostegno tutto orientato agli aspetti medico-sanitari.

Anche su questo aspetto, Paschetta precisa che: la «specializzazione, […] non può essere solo, come avviene ora, "general-generica", ma deve comprendere anche conoscenze didattiche e competenze tecnico-metodologiche efficaci in riferimento alle specifiche disabilità; solo così, infatti, la "contitolarità" tra il docente di classe e quello di sostegno potrà essere reale e si potrà sviluppare una progettazione didattica efficace e inclusiva».

Non solo, ma il ruolo dell'insegnante con specializzazione per il sostegno dovrà essere quello di esperto o esperta in "meta-modelli inclusivi", ossia - come spiega Paschetta - «di didattica e docimologia [che è il ramo della pedagogia collocabile tra le tecniche che si occupano dello studio dei sistemi di valutazione delle prove di verifica, N.d.R.], con specifiche competenze di pedagogia speciale».

L'insegnante di sostegno, quindi, dovrà progettare ed attuare percorsi formativi, sviluppati e realizzati in un lavoro di gruppo con i colleghi e con le colleghe titolari delle singole discipline. Paschetta, inoltre, individua anche un altro ruolo: l'insegnante di sostegno «potrà anche essere una "figura obiettivo" e un mediatore didattico per l'inclusione, capace di contribuire all'elaborazione di un POF [Piano dell'Offerta Formativa, N.d.R.] inclusivo e di rendere "accogliente" l'intero contesto».


Insegnanti di "serie B"?

Una delle obiezioni mosse da Sofri, ma non solo, riguarda il rischio di "declassamento" dell'insegnante di sostegno da docente di "serie A" a docente di "serie B". Anche su questo punto, è interessante leggere le parole di Paschetta. Egli infatti precisa che «per essere efficace, l'azione didattica necessita di due competenze: quella disciplinare e quella metodologico-didattica. […] Questa considerazione porta a prevedere la necessità di una classe di concorso che prescinda dal disciplinare, ma si fondi su competenze pedagogiche, metodologiche e didattiche, capaci di rendere efficaci e inclusivi gli insegnamenti disciplinari in presenza di alunni con disabilità».

È questo, secondo Paschetta, il vero antidoto contro la temuta "delega" di cui si è detto sopra: infatti, se l'insegnante curriculare si occupa degli aspetti disciplinari (i contenuti della materia da insegnare) e l'insegnante di sostegno di quelli metodologici e didattici al fine di renderli inclusivi agli alunni e alle alunne con disabilità (ma anche, perché no, a tutti e a tutte), l'insegnante curriculare «non potrà più delegare la sua funzione di insegnante di fronte all'alunno con disabilità, ma resteranno sue le responsabilità dell'apprendimento e della valutazione anche di quell'alunno, così come di tutti gli altri».

La conclusione cui arriva Paschetta su questo tema è che «sostenere poi che la figura di uno specializzato in pedagogia speciale, esperto in meta-modelli di apprendimento, didattica, metodologie e tecniche per l'insegnamento inclusivo sia "altro" rispetto a un vero docente, è difficile da sostenere: significherebbe infatti dichiarare non insegnante proprio chi supporta la classe e l'intera scuola, nelle capacità di fornire insegnamenti inclusivi».


Insegnanti di sostegno "per sempre"

L'ultima criticità rispetto a questo tema riguarda la temporaneità o meno della scelta di diventare insegnante di sostegno. Dall'articolo di Sofri sembrerebbe che le intensioni del disegno di legge siano quelle di prevedere che gli e le insegnanti di sostegno «andrebbero forzati fin dall'inizio a una scelta irreversibile». Le preoccupazioni di cui Sofri si fa portavoce sembrerebbero essere legate ad elementi effettivamente reali, ma che sono il frutto di storture del sistema e non di una probabile frustrazione dell'insegnante di fronte a una scelta "irreversibile". Aggiungiamo noi che non si capisce perché gli e le insegnanti di sostegno dovrebbero vivere una frustrazione maggiore di quella degli e delle assistenti sociali, degli psicologi e delle psicologhe, dei terapisti e delle terapiste occupazionali, degli educatori e delle educatrici professionali e così via: tutte queste professioni prevedono una scelta a monte e, purtroppo, tutte sono soggette a rischi di patologie professionali, nonché logoramento di operatori e operatrici.

Su questo punto, Paschetta propone una lettura più puntuale: «non penso infatti che sia ciò a far venire meno la convinzione nella validità della nostra scelta di istituire uno specifico ruolo di sostegno, una scelta fatta da chi ha creduto da sempre - e crede - nell'inclusione scolastica e sociale dei ragazzi con disabilità, che in questi anni ha operato per difendere la "via italiana" all'inclusione, e che oggi propone una revisione del modello di inclusione il quale […] ne migliori l'efficacia e l'efficienza, garantendo realmente pari opportunità nel diritto allo studio dei giovani con disabilità, e con professori specializzati di "serie A"».

La lettura integrale dell'articolo di Paschetta si trova in questa pagina [link a sito esterno] del sito Superando.it.

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