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Indennità di accompagnamento: verso i limiti di reddito?

Pubblicato il 18/10/2013 - Letto 2614 volte
Tra bozze iniziali, voci di smentite e preoccupazioni, c'è il rischio che, nella prossima Legge di Stabilità (la ex legge finanziaria) per l'anno 2014, l'indennità di accompagnamento per le persone ultra-sessantacinquenni sarà legata ad un limite reddituale. Il Ministro D'Alia dice che è volto a garantire «alle fasce di reddito più basse di poter avere un servizio più ampio», la Vice Ministro Guerra nega che si sia mai pensato a vincoli di questo tipo. Nell'attesa dell'approvazione definitiva, la FISH ribadisce alcuni princìpi fondamentali in materia. Facciamo il punto.

Ci risiamo! Da un po' di anni a questa parte, i Governi cercano di mettere un freno all'indennità di accompagnamento. Sarà così anche quest'anno?

Secondo una primissima bozza della Legge di Stabilità per il 2014 - come racconta Carlo Giacobini nell'articolo «Legge di Stabilità (bozza) e indennità di accompagnamento» [link a sito esterno] pubblicato su Handylex.org - l'erogazione dell'indennità di accompagnamento, per le persone che hanno un'età superiore ai sessantacinque anni, sarà vincolata ad un limite reddituale di 40.000 Euro lordi l'anno. Nel caso la persona sia coniugata, verrà considerato anche il reddito del coniuge: in questo caso il limite sarà di 70.000 Euro l'anno (sempre lordi).


La prima smentita: è più alto il limite di reddito

Ma si sa, siamo ancora nella fase del «si vocifera», «si dice»…: infatti, come si legge nell'articolo «Stabilità, ancora incerto il taglio all'indennità di accompagnamento: "Misura da approfondire"» [link a sito esterno] (pubblicato su SuperAbile.it), Giovedì mattina, il Ministro della Pubblica Amministrazione Gianpiero D'Alia avrebbe affermato quanto segue: «la questione ha riguardato solo ed esclusivamente, ed è oggetto di approfondimento, gli assegni di accompagnamento di coloro che hanno redditi da 60-80 mila euro annui».

Quindi il Ministro avrebbe smentito i 40.000 Euro di reddito previsti nella primissima bozza, affermando inoltre che, nelle intenzioni di Governo, l'introduzione del limite di reddito all'indennità di accompagnamento sarebbe un provvedimento che riguarderebbe solamente le fasce più alte, perché sarebbe volto «a garantire alle fasce di reddito più basse di poter avere un servizio più ampio».

In altre parole, si applica ad un livello essenziale di assistenza - di per sé universale - un principio di selezione fondata sul reddito: è quello che prende il nome di «universalismo selettivo». Come dire: la coperta è corta e, quindi, sono ad alcuni garantiamo i livelli essenziali di assistenza…

Tuttavia, come già ha avuto modo di far notare il presidente della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) Pietro Barbieri, l'universalismo selettivo è una contraddizione in termini e rischia di far diventare il nostro sistema sanitario - universalista - «un servizio per fasce sociali, dove i più poveri prendono le prestazioni meno qualificate e in minor misura» («ISEE: termine e inizio di un percorso» [link a sito esterno], pubblicato su Superando.it).

Inoltre, rispetto all'indennità di accompagnamento, ricorda Barbieri, il Governo dimentica che questa prestazione «ha una natura indennitaria, che è l'unico livello essenziale certo riconosciuto alle persone con disabilità». Un livello essenziale, quindi, non può essere garantito in base al reddito, come avviene, ad esempio, ad altre prestazioni economiche (come la pensione di inabilità o l'assegno mensile di assistenza) che, invece, essendo legate ad altri princìpi, guardano al reddito della persona con disabilità che ne è beneficiaria.

Oltretutto, continua Barbieri, «ancora una volta, si dimentica che la disabilità è la prima causa di impoverimento. Non si considera che una persona anziana, con grave disabilità, spende gran parte delle sue risorse, spesso intaccando il patrimonio, per garantirsi un'assistenza che lo Stato non offre» («Comunicato FISH: Legge di Stabilità: colpiti i disabili più gravi»).


Ulteriori smentite: niente limiti di reddito

Dopo le preoccupazioni della FISH di Giovedì 17 ottobre, però, il giorno dopo l'autorevole voce della Vice Ministro al Lavoro e alle Politiche sociali Maria Cecilia Guerra specifica che il testo della Legge di Stabilità non conterrà nessun riferimento ad un limite di reddito per l'indennità di accompagnamento. «Non c'è - afferma la Vice Ministro - nessun taglio legato alla prova dei mezzi, anzi non c'è mai stato: si possono rassicurare le associazioni che in realtà non avevano nessun motivo per allarmarsi» (fonte SuperAbile.it, op. cit.).


Nessuno motivo per allarmarsi?

Qualche motivo per allarmarsi, in realtà, c'è: infatti, dal 2010 l'indennità di accompagnamento è nel mirino dei Governi (di destra, tecnici e di "larghe intese") che si sono succeduti. Si può partire - tanto per dare una data di inizio - dal discorso stigmatizzante che fece l'allora Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che disse: «la cifra di 2,7 milioni di invalidi pone la questione se il paese può essere ancora competitivo» (di cui abbiamo detto qui). Per non parlare delle famigerate Linee Guida dell'INPS che - interpretando arbitrariamente il dettato normativo - impongono alle Commissioni Mediche criteri oltremodo riduttivi per l'assegnazione dell'indennità di accompagnamento (leggi qui).

Quest'accanimento sull'indennità di accompagnamento, però, ha una motivazione, poiché è una parte importante di spesa per l'intero comparto della disabilità/non autosufficienza; non abbiamo i dati aggiornati, ma, da quelli del 2009, emerge che la spesa per la disabilità si divide tra i 484 milioni di euro per le pensioni d'invalidità ed i 4.605 milioni di euro per l'indennità di accompagnamento. Quindi, è quest'ultima che ha provoca una crescita esponenziale (circa il 47%, ossia 5 miliardi di euro) del costo della disabilità.

È bene tenere presente, però, che in Italia il costo per l'invalidità incide per l'1,5% del PIL, mentre l'evasione fiscale incide per ben il 22% del PIL [Fonte: «Relazione Generale sulla Situazione Economica del Paese - 2009» - Volume I, pp. 72-73].


Conclusioni

In ogni caso, ci piace credere alle parole della Vice Ministro Guerra che afferma che la questione non sussiste.

Ma ci piace pensare anche che i ragionamenti portati avanti dalla FISH siano condivisi da molti parlamentari di schieramenti trasversali, che si preparerebbero a combattere qualora la norma dovesse arrivare all'esame delle Camere con i limiti reddituali suddetti.

Pie illusioni? Staremo a vedere!

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