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Invalidità civile, non è ancora finita. Guerra: decida il prossimo Parlamento

Pubblicato il 28/01/2013 - Letto 2168 volte
L'INPS ha ritirato la disposizione che prendeva in considerazione il reddito coniugale per la pensione di inabilità (per invalidità civile al 100%) e il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero ha aperto un'istruttoria per verificare se quanto proposto dall'INPS (sulla base di una controversa sentenza della Corte di Cassazione) sia realmente fondato. Ma la questione è solo sospesa e, secondo il Sottosegretario al Ministero Cecilia Guerra la questione dovrà essere affrontata dal nuovo Parlamento.

La questione c'è ed affrontarla spetta al Legislatore: è quanto affermato dal Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Cecilia Guerra in merito alla disposizione dell'INPS - poi sospesa - che considerava anche il reddito del coniuge all'interno del limite reddituale per beneficiare della pensione di inabilità (per invalidità civile al 100%).

Per il Sottosegretario Guerra, infatti, non basta né l'istruttoria aperta dal Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Elsa Fornero che, di fatto, ha sospeso la disposizione, né il messaggio dell'INPS (il numero 717 del 14 gennaio scorso) che ne ha confermato la sospensione (abbiamo parlato della questione in questo approfondimento).

Come si sa, la disposizione sul reddito coniugale che l'INPS aveva introdotto all'interno della Circolare n. 148 del 28 dicembre 2012 (atto amministrativo che viene pubblicato tutti gli anni ed ha la funzione di adeguare l'ammontare delle prestazioni economiche pensionistiche ed i relativi limiti reddituali) nasceva dalla controversa Sentenza n. 4677 del 25 febbraio 2011 della Corte di Cassazione che prendeva in considerazione anche il reddito del coniuge della persona con disabilità riconosciuta invalida civile con percentuale del 100%.

Ma la questione, a quanto pare, non sembra potersi concludere con un semplice annullamento della disposizione dell'INPS (che, ribadiamo, è stata solo sospesa), poiché come spiega il Sottosegretario Guerra: «il problema si trascina da un po' di tempo. L'emanazione della circolare dell'INPS ha comportato una necessità di una condivisione del problema e il nostro intervento come Ministero è stato quello di chiamare subito al confronto. È stato fatto in tempo utile, il 7 gennaio. Ci siamo incontrati e abbiamo avviato questa istruttoria».

Quindi, per il Sottosegretario Guerra, «il problema non è risolvibile con un atto amministrativo. La Corte di Cassazione si è pronunciata, anche se negli ultimi trent'anni ha avuto anche un diverso orientamento e per questo noi gradiremmo anche un pronunciamento a sezioni unite». La Sentenza n. 4677/2011, infatti, non è stata pronunciata a «sezioni unite».

Nel nostro ordinamento la «sezioni unite» costituiscono la sezione più autorevole della Corte di Cassazione: un ricorso viene assegnato alle sezioni unite quando occorre risolvere contrasti insorti tra le decisioni delle singole sezioni della Corte o quando le questioni proposte sono di speciale importanza. Le sentenze delle sezioni unite sono la massima espressione della giurisprudenza italiana e danno un orientamento definitivo, per cui le singole sezioni non possono esprimere un avviso diverso senza il parere delle sezioni unite. Per questo motivo una sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite ha un peso decisamente più rilevante di una sentenza di un'altra sezione.

Detto ciò, nonostante la rilevanza di un'eventuale sentenza a sezioni unite, è bene ricordare che, sempre nel nostro ordinamento, le sentenze hanno un valore orientativo rispetto ad una certa procedura, ma non costituiscono in sé una legge: se, ad esempio, un giudice di Milano esprime un parere riguardo ad un certo argomento mediante una sentenza, un altro giudice, sullo stesso argomento, ha la facoltà di seguire la linea prevista dal giudice di Milano, oppure può esprimersi diversamente.

«Per questo motivo - afferma il Sottosegretario Guerra - la Cassazione sottolinea una discrepanza normativa a cui si può rimediare solo a livello legislativo». Per il Sottosegretario, infatti, il problema va affrontato in Parlamento, che, tuttavia, dovrà occuparsene alla prossima legislatura: «ci troviamo in una situazione in cui non possiamo intervenire normativamente perché il Governo è dimissionario e il tema è rilevante ed è giusto che sia anche oggetto di un orientamento di un Governo che ha avanti una legislatura».

Al di là degli aspetti temporali dell'iniziativa parlamentare, il Sottosegretario Guerra tiene a precisare che: «noi continuiamo l'istruttoria e abbiamo posto la problematica all'Istituto [l'INPS, N.d.R.] che nella sua autonomia decisionale ha accettato il nostro suggerimento». Sarà poi necessario «prendersi il tempo di questa istruttoria per capire come si è generato questo contenzioso, avere il quadro dell'incidenza e della rilevanza di questo fenomeno. Ora si tratta di istruire al massimo il problema in modo da preparare suggerimenti per l'intervento normativo».

Insomma, la questione del reddito coniugale non è ancora finita e non sappiamo quando e se finirà.

* Le opinioni del Sottosegretario Guerra sono tratte da: «Pensioni di invalidità e reddito. Il sottosegretario Guerra: "Occorre intervenire a livello legislativo"» (pubblicato in Superabile.it del 17 gennaio 2013).

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