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Lo sport per tutti comincia dalle strutture sportive

Pubblicato il 8/06/2012 - Letto 1865 volte
Si parla spesso, e lo abbiamo fatto anche noi in queste pagine, di sport per tutti, intendendo, generalmente, la pratica sportiva, in tutte le sue sfaccettature. Tuttavia, lo sport viene praticato in "luoghi" (stadi, palestre, palasport, campi da gioco, ecc.) che devono essere accessibili e fruibili da tutti gli sportivi con disabilità che - da giocatori e/o da tifosi - voglio poter godere del diritto - sancito anche dall'articolo 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità - di accedere agli eventi sportivi e culturali.

In queste pagine abbiamo parlato molte volte del tema del diritto delle persone con disabilità di accedere agli eventi sportivi e culturali con autonomia e dignità (sancito anche dall'articolo 30 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, ratificata dall'Italia con Legge n. 18 del 3 marzo 2009).

È un punto forte che la FISH Umbria ONLUS (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) ha più volte ribadito, rallegrandosi laddove questo principio è stato inserito in regolamenti istituzionali (si pensi al regolamento del Ce.S.Vol. di Terni - come abbiamo scritto in questa news la settimana scorsa).

Per chi volesse sapere il "come si fa?" - il know-how degli eventi pensati per tutti - inoltre, presso il Centro di Documentazione sulla Disabilità del Centro Risorse Empowerment (c/o il Centro per l'Autonomia Umbro) è disponibile il volume «Eventi per chi? Per tutti. Indicazione e suggerimenti per realizzare manifestazioni "senza barriere"» (leggi qui la recensione).

Quello che presentiamo oggi è un esempio pratico di proposte di interventi per rendere due luoghi sportivi accessibili alle persone con disabilità, partendo da una diversa impostazione del concetto di accessibilità dei luoghi sportivi.

I due luoghi sono: lo stadio «Renato Curi» di Perugia e il Palazzetto dello sport di Viale Trieste a Terni.

In entrambi i casi, le proposte progettuali, che intendono compiere restauri alle strutture orami ultra-trentennali, hanno l'obiettivo, tra gli altri, di abbattere le barriere architettoniche presenti e di garantire l'accesso alle persone con disabilità come tifosi, ma anche - soprattutto a Terni - come atleti. Ma le prospettive da cui partono gli organizzatori sono diverse.


Stadio «Renato Curi» di Perugia: progetto «stadi accessibili»

L'ambizioso progetto che coinvolgerà lo stadio «Renato Curi» di Perugia rientra nel più complesso «laboratorio della sicurezza» che interesserà la Lega Pro e che è stato siglato dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive dello scorso 23 maggio (leggi qui per approfondimenti, accesso ad un sito esterno).

Il progetto prevede di avviare progetti di stadi senza barriere nella prospettiva di mettere sempre di più il tifoso al centro dell'evento sportivo, migliorando le condizioni di accoglienza e di qualità degli stadi. I primi esperimenti saranno condotti, dalla prossima stagione, a Catanzaro, L'Aquila, Perugia e Cremona.

Naturalmente, il mass media tradizionali hanno parlato quasi esclusivamente della parte che riguarda le barriere esistenti - reti di protezione - tra il campo da gioco e gli spalti della tifoseria, ma la parole del Presidente del Perugia calcio Roberto Damaschi - riportate dal sito www.legapro.it - fanno pensare anche all'abbattimento delle barriere architettoniche:

«[…] la società intende attivare le procedure, in accordo con le normative UEFA vigenti, per l'eliminazione delle barriere e per risolvere il problema del posizionamento dei portatori di handicap. Il primo passo andrà verso l'eliminazione delle barriere tra la tribuna ovest e il campo di gioco […]» (leggi l'intero articolo sul sito www.legapro.it).

Come si intuisce, il punto di vista di Damaschi è incentrato sul «problema del posizionamento dei portatori di handicap», come se i tifosi con disabilità fossero "pacchi" (di serie B, tra l'altro) da collocare in qualche posto, dove possibilmente non intralcino gli altri tifosi (quelli di serie A). Data questa la prospettiva, ci rimane solo da vedere cosa verrà realizzato.


Il Palasport di Viale Trieste a Terni

Ben altra prospettiva è quella che vede i progetti di ristrutturazione del Palasport di Viale Trieste a Terni. A onor del vero, in questo caso, gli elaborati sono l'esito del percorso culturale e pratico portato avanti dal progetto «Un canestro per amico», che ha coinvolto le scuole ternane per infondere nei più giovani i princìpi di inclusione sociale delle persone con disabilità (del progetto abbiamo detto in questa news).

Nella giornata conclusiva dell'edizione 2012 del progetto «Un canestro per amico» (lo scorso 25 maggio) gli studenti dell'IISAG «Antonio da Sangallo» (Istituto di Istruzione Superiore Artistica e per Geometri) hanno presentato due proposte progettuali per la ristrutturazione del Palasport di Viale Trieste.

Non è questa la sede per entrare nei dettagli delle due proposte progettuali (che peraltro dovranno trovare dei finanziamenti), né per esprimere valutazioni tecniche sulla conformità dei progetti rispetto ai criteri della progettazione accessibile. Entrambe le proposte possiedono degli elementi tecnici che andranno attentamente valutati da esperiti.

Quello che, invece, è bene sottolineare, è la dimensione completamente nuova dell'approccio ad un diritto (e non, come ha affermato il Presidente del Perugia calcio, un "problema"). Un diritto umano fondamentale, per giunta: in entrambi i progetti, al di là della qualità tecnica della singola proposta e della relativa sostenibilità, il punto di partenza non è stato quello di "posizionare" le persone con disabilità, ma permettere loro di accedere a pieno titolo agli spalti, se tifosi, o al campo da gioco, se atleti. Attualmente, infatti, le persone con disabilità non possono accedere né agli spalti, né tanto meno al campo da gioco, nella prospettiva, ancora troppo diffusa, che vede gli atleti con disabilità necessitare di un campo "a parte", rispetto a quello ordinario.

Quindi l'idea di presentare proposte che permettono l'accesso sia ai tifosi che agli atleti (con tutto ciò che questo comporta: spogliatoi, bagni, docce, ecc.) non è da poco. Considerando, poi, che le proposte sono state elaborate da studenti (seppur aiutati dai propri insegnanti) e non da progettisti professionisti, la cosa è ancor più meritevole e genera spazi di riflessione per tutti coloro che vogliano, debbano o non sappiano realizzare eventi accessibili a tutti.

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