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Un altro motivo per scendere tutti in piazza il 23 giugno: la riforma fiscale

Pubblicato il 21/06/2011 - Letto 1345 volte
Ancora una volta, il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti vuole rivedere le prestazioni e gli assegni sociali. Parole criptiche che spaventano ancora una volta nel giro di un anno le persone con disabilità e le loro associazioni. Per la FISH e la FAND un ulteriore motivo per scendere in piazza il 23 giugno.

In questo clima di inizio estate già "scaldato" dalla mobilitazione in difesa dei diritti civili - che culminerà con una manifestazione nazionale indetta a Roma il 23 giugno prossimo dal Forum del Terzo Settore e dalle Associazioni aderenti alla campagna "I diritti alzano la voce" -, la tensione sale ancora a causa delle preoccupanti dichiarazioni - sebbene criptiche e generiche - da parte del Ministro Tremonti a proposito di revisione delle prestazioni e degli assegni sociali nel quadro di un più vasto intervento in ambito fiscale.

Le voci provenienti dal Ministero dell'Economia, infatti, ipotizzano interventi oltre che sulle aliquote di imposizione e sui benefici fiscali, anche di un'azione restrittiva sulle prestazioni sociali.

Il Ministro - all'assemblea della Confartigianato - afferma che è necessario «dare assistenza a chi deve essere veramente assistito e togliere gli assegni a quelli che hanno i gipponi». In particolare Tremonti torna a puntare il dito contro gli sprechi e pensa a una riduzione mirata delle agevolazioni (Fonte, "Il Sole24Ore" del 14 giugno 2011).

«C'è - sostiene il Ministro - un enorme bacino da cui derivare risorse per fare la riforma fiscale e correggere l'andamento della finanza pubblica. Nella spesa fiscale c'è un enorme catalogo di voci e regimi di favore, ci sono 471 voci di esenzioni che valgono in totale 150 miliardi, si tratta di un magazzino da rivedere» (Fonte "la Repubblica" del 14/06/11).

Di cosa di tratti, in verità, Tremonti non lo spiega nei dettagli, ma certamente ciò che le associazioni delle persone con disabilità non condividono, sono le scelte unilaterali che ignorano completamente quella differenza di risorse - e di costi - che sono completamente a carico delle famiglie in cui è presente una persona con disabilità rispetto ad una famiglia in cui non è presente.

In linea di principio, infatti, quelle che banalmente vengono definite "agevolazioni" non sono "sconti", ma dovrebbero consentire alle persone con disabilità di equilibrare quel disavanzo di costi e risorse che l'incontro tra le loro caratteristiche di salute (condizioni fisiche, psichiche o sensoriali) con un ambiente non sempre accessibile o inclusivo comporta a danno delle loro tasche.

Per fare un esempio: una persona con disabilità in ambito motorio che vuole guidare l'auto necessita di adattamenti all'auto stessa (comandi adattati) che incidono sul costo complessivo del veicolo; pertanto le agevolazioni fiscali sul settore auto, per quella persona, non costituiscono degli "sconti", ma un ri-equilibrio economico in virtù di una disparità di partenza rispetto ad un automobilista senza disabilità.

Certo, laddove queste agevolazioni non servono per riequilibrare una disparità di partenza, allora sì che l'agevolazione diviene un privilegio. Ed è stata proprio la FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) la prima a denunciarlo!

Ma qualunque intervento orientato in questo senso deve essere oggetto di discussione, in primo luogo con le associazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità, al fine di far fondare la contrattazione politica. Prima di tutto per individuare soluzioni che rispettino i diritti umani delle persone con disabilità; successivamente, una volta garantiti i diritti umani, si può procedere alla "caccia" a "quelli che hanno i gipponi".

Al Ministro Tremonti risponde Pietro Vittorio Barbieri, Presidente della FISH:

«Oltre ad alzare la voce in difesa dei diritti e contro i tagli al sociale, siamo oramai abituati ad alzare anche il livello di attenzione. Siamo reduci da due anni di interventi indiscriminati sulle politiche sociali per gli anziani, per le persone con disabilità, per le famiglie. Ora temiamo che i tagli siano ancora più mirati e incidano personalmente su chi ha più necessità di supporto. Il clima, i toni, il linguaggio usati da Tremonti ci ricordano fastidiosamente quanto già accaduto lo scorso anno in occasione della manovra correttiva e della legge di stabilità: una retrazione di consistenza mai vista dei finanziamenti alle politiche sociali. Se queste sono le premesse, i diritti continueranno ad alzare la voce, ma saranno costretti, definitivamente, ad abbassare le ali».

Quindi un nuovo motivo di mobilitazione per la manifestazione del 23 giugno, cui si coniuga un constante monitoraggio delle intenzioni del titolare del Ministero dell'Economia.

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