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Quando il/la docente ha una disabilità, ma la Buona scuola non ne tiene conto!

Pubblicato il 2/10/2015 - Letto 1195 volte
Riportiamo la denuncia di una insegnante con disabilità la quale riferisce che la riforma del Governo guidato da Matteo Renzi non terrebbe conto dei/delle docenti che hanno una disabilità, né a livello di quote di «riserva», né di scelta della sede. In altre parole, questa riforma lederebbe due diritti dei lavoratori e delle lavoratrici con disabilità sanciti rispettivamente dalla Legge n. 68/1999 e dalla Legge n. 104/1992.

Generalmente, all'interno di siti come il nostro dove si parla di disabilità, il tema della scuola è più che altro trattato come qualcosa di inerente al diritto allo studio degli studenti e delle studentesse con disabilità e, quindi, alla presenza/assenza di insegnati di sostegno, di operatori/operatrici per l'autonomia, alla disponibilità di personale ausiliario, tecnico e amministrativo (ATA) nell'accompagnare l'alunno/a al bagno o a compiere altre funzioni, alla capacità dei/delle docenti di ruolo di includere nelle classi i ragazzi e le ragazze con disabilità e così via.

Ma il binomio «scuola-disabilità» può essere anche letto dalla prospettiva del diritto al lavoro di un/una docente con disabilità. Evento statisticamente inferiore, ma presente nelle scuole di ogni ordine e grado e anche nelle università. Anche il personale non docente, naturalmente, può essere composto da lavoratori e lavoratrici con disabilità, ma per quest'ultimo le condizioni non differiscono molto in base al luogo di lavoro.

Per gli/le insegnanti con disabilità, invece, la cosa è un po' più specifica, perché in gioco c'è la riforma della scuola attuata dal Governo in carica, la cosiddetta «Buona scuola».

Il problema è stato sollevato da una insegnante con disabilità, Claudia Corneli, che è stata discriminata perché sostiene che il piano di assunzioni previsto dalla riforma della scuola non tenga conto delle quote riservate ai lavoratori e alle lavoratrici con disabilità iscritti/e al collocamento mirato previsto dalla Legge n. 68 del 12 marzo 1999 [link a sito esterno].

Corneli, quindi, ha dato vita al comitato spontaneo «RiservistiInRuolo»: si definiscono «riservisti/e» le persone che possono fruire di posti di lavoro «riservati», così come disciplinato dagli articoli 3 e 18 della Legge 68/1999, nonché dalla Circolare Ministeriale n. 248 del 7 novembre 2000.

Secondo Corneli, il meccanismo con cui il Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca (MIUR) calcola il piano assunzioni previsto nella riforma non terrebbe conto delle quote di riserva, provocando due conseguenze:

  • alcuni/e docenti con disabilità non sarebbero stati/e assunti/e pur avendone diritto;
  • altri/e docenti con disabilità sarebbero stati/e costretti/e a spostarsi in province distanti da quella di residenza.

Questa seconda conseguenza - secondo Corneli - deriverebbe dal fatto che nella riforma non si terrebbe in considerazione nemmeno il principio di assegnazione della sede previsto dalla Legge n. 104 del 5 febbraio 1992 [link a sito esterno], la quale, all'articolo 21, dispone che la persona con disabilità (purché abbia un grado di invalidità superiore ai due/terzi) ha il diritto di scegliere prioritariamente, al momento dell'assunzione, la sede di servizio tra quelle disponibili.

Corneli riferisce che, nella domanda di assunzione, non ci sarebbe stato alcun riferimento alla suddetta norma, impedendo quindi al lavoratore o alla lavoratrice di poter indicare la sede preferibile, con i disagi relativi alla necessità di cura e/o assistenza di cui i lavoratori e le lavoratrici con disabilità hanno diritto.

La denuncia di Corneli e del comitato «RiservistiInRuolo» è stata raccolta e rilanciata dall'Associazione Sindacale Professionale (ANIEF), che ha promosso un'azione legale mirata al pieno rispetto dei diritti sanciti dalla Legge n. 68/1999 che tutela i/le docenti/e con disabilità, orfani/e o appartenenti alle categorie equiparate, tramite il recupero della percentuale di posti garantita dal nostro ordinamento nelle operazioni di immissione in ruolo.

Al ricorso, riservato ai soci ANIEF, si può aderire fino al 2 ottobre, tempo utile perché il MIUR possa provvedere a modificare le procedure estendendo queste tutele anche ai/alle docenti con disabilità prima dell'inizio della fase C, che sarà avviata a fine novembre e porterà all'immissione di altri/e 55 mila docenti.

Rispetto a questa richiesta, anche la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap (FISH) ha assicurato il suo sostegno.

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