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Comunicato FISH. Commissione di Vigilanza RAI: audizione FISH

Pubblicato il 13/12/2013 - Letto 1698 volte
(11 dicembre 2013) Il Contratto di Servizio pubblico fin dagli esordi ha previsto un luogo di confronto tra la Rai e rappresentanze della societÓ civile organizzate. La Sede Permanente ha per˛ monitorato solo aspetti quantitativi del fenomeno comunicazione e disabilitÓ. Nel nuovo Contratto si deve attuare la Convenzione ONU monitorando e conseguentemente implementando forme nuove di comunicazione che non si esauriscano esclusivamente nel fenomeno di cronaca o di super eroismo. Il Servizio Pubblico deve mostrare la capacitÓ di saper interpretare correttamente la disabilitÓ per superare gli stereotipi e ridurre le discriminazioni, a partire dall'accesso all'informazione ed alla comunicazione che va garantita su ogni mezzo e ad ogni Cittadino.

Una delegazione della FISH ha partecipato all'audizione ieri della Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai. Sul tavolo i temi importanti della comunicazione e disabilitÓ, oltre che il diritto all'informazione e all'accesso ai servizi radiotelevisivi da parte delle persone con disabilitÓ.

Con particolare forza, Ŕ stato sottolineato l'aspetto profondamente culturale della consapevolezza della disabilitÓ. FISH rileva la perdurante presenza, nella programmazione e nella conduzione di molte trasmissioni radiotelevisive, di linguaggi inappropriati, di stereotipi ora di taglio pietistico ora di spettacolarizzazione.

╚ stato infatti richiamato l'episodio eclatante della trasmissione "La vita in diretta" in cui la collaboratrice e nota conduttrice Rai Alda D'Eusanio ha esplicitamente dichiarato che non si pu˛ vivere avendo "quello sguardo vuoto", riferendosi ad una persona con disabilitÓ.

A tali affermazioni vanno contrapposte le prescrizioni della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilitÓ, ratificata dal nostro Parlamento con L. 18/2009, la quale dedica un intero articolo alla necessitÓ di cambiare l'approccio verso le persone con disabilitÓ a partire da impegni precisi che gli Stati devono ottemperare. Si tratta di "sensibilizzare la societÓ nel suo insieme" per "accrescere il rispetto per i diritti e la dignitÓ delle persone con disabilitÓ" attraverso una strategia per "combattere gli stereotipi, i pregiudizi e le pratiche dannose". Tutto ci˛ incoraggiando "tutti i mezzi di comunicazione a rappresentare le persone con disabilitÓ in modo conforme alla Convenzione".

Il Contratto di Servizio pubblico fin dagli esordi ha previsto un luogo di confronto tra la Rai e rappresentanze della societÓ civile organizzate. La Sede Permanente ha per˛ monitorato solo aspetti quantitativi del fenomeno comunicazione e disabilitÓ. Nel nuovo Contratto si deve attuare la Convenzione ONU monitorando e conseguentemente implementando forme nuove di comunicazione che non si esauriscano esclusivamente nel fenomeno di cronaca o di super eroismo, rafforzando i compiti della Sede Permanente.

╚ stato quindi affrontato il grave tema dell'inaccessibilitÓ dei sistemi di comunicazione Rai, partendo dal presupposto che nonostante l'impossibilitÓ di fruire appieno ai suddetti servizi, le persone con disabilitÓ sensoriale contribuiscono allo sviluppo del servizio Rai con lo stesso canone di tutti i Cittadini. Un trattamento che non si pu˛ definire altro che discriminatorio.

Grazie alla recente Relazione annuale al Parlamento dell'AutoritÓ per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), organo di controllo, Ŕ noto che la percentuale dei programmi sottotitolati Ŕ passata dal 61,8% nel 2010 al 71,1% nel 2012. In realtÓ rimangono ancora scoperti dalla sottotitolazione un gruppo di programmi particolarmente rilevanti quali gran parte dei telegiornali e dei servizi informativi di approfondimento, escludendo dalla discussione sulla vita politica, economica e sociale del Paese le persone sorde.

La programmazione audiodescritta risulta essere passata dalle 301 ore nel 2010 alle 364 ore nel 2011, per arrivare alle 387 ore nel 2012, a fronte per˛ di una totale assenza di obiettivi misurabili nel Contratto di Servizio. Si lascia cosý alla decisione dell'Azienda quanto e cosa rendere accessibile alle persone non vedenti. A ci˛ si aggiunge l'inaccessibilitÓ del canale audio del digitale terrestre, generando una discriminazione anche per le persone con disabilitÓ visiva.

"Le discriminazioni che subiscono le persone con disabilitÓ nel servizio pubblico Rai - dichiara il Presidente Barbieri - sono numerose e particolarmente rilevanti. C'Ŕ bisogno di un salto di qualitÓ nel rapporto tra l'Azienda e le associazioni delle persone con disabilitÓ e dei loro familiari. Rai deve mostrare la capacitÓ di saper interpretare correttamente la disabilitÓ per superare lo stigma dominante e ridurre le discriminazioni, a partire dall'accesso all'informazione ed alla comunicazione che va garantita su ogni mezzo e ad ogni Cittadino. Questo Ŕ servizio pubblico".

11 dicembre 2013

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