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Assegno di cura per le persone con SLA: solo fumo negli occhi?

Pubblicato il 2/08/2011 - Letto 1998 volte
Divulghiamo una news pubblicata nel nostro sito all'inizio di agosto. Dopo l'appello dell'AISLA Umbria dell'11 luglio scorso in merito alla possibilità di ottenere uno specifico assegno di cura per le persone con SLA, la Giunta Regionale ha mantenuto il proprio impegno: il 29 luglio ha approvato una sperimentazione temporanea di interventi di assistenza indiretta per persone con patologie dei moto-neuroni ed in particolare da SLA con la possibilità di destinare alle famiglie un assegno di cura per "alleviare" l'impegno assistenziale. Ci si chiede ora, a distanza di poche settimane dall'approvazione da parte della Giunta, gli effetti che potrebbero produrre i provvedimenti del Governo in materia assistenziale sulla possibilità di ottenere tale assegno di cura.

La consigliera dell'UDC Sandra Monacelli - promotrice dell'impegno regionale per fare avere alle persone con SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica) l'assegno di cura - può definirsi soddisfatta dell'impegno portato avanti dalla Giunta; così come i vertici dell'AISLA Umbria e i familiari delle persone con SLA esprimono la propria soddisfazione in merito a quanto approvato il 29 luglio scorso dalla Giunta Regionale [come si può leggere qui].

Dai maggiori quotidiani umbri si legge che la Giunta avrebbe approvato una sperimentazione di un anno (a partire dal 1° ottobre 2011 fino al 30 settembre 2012) per finanziare interventi di assistenza indiretta finalizzati ad accrescere l'offerta di assistenza domiciliare in fase avanzata delle persone con SLA. Il contributo economico mensile varierà e sarà subordinato solo alla «gravità assistenziale» del fruitore, distinguendosi in tre importi: da 400 Euro, da 800 Euro, fino ad 1.200 Euro mensili. L'erogazione dell'assegno sarà subordinato alla formulazione del «Piano Assistenziale Personalizzato» e la sottoscrizione del «Patto di cura per il benessere», così come previsto dal Fondo Regionale sulla Non Autosufficienza (Legge Regionale n. 9 del 4 giugno 2008).

È interessante notare che l'assegno di cura - "fatto uscire dalla porta" con l'avvento della suddetta legge regionale sulla non autosufficienza (che avrebbe dovuto provvedere alla sua sostituzione con altre prestazioni) - "rientra dalla finestra" seguendone i princìpi e le risorse economiche. Infatti, il contributo dell'assegno di cura rispetta pienamente la metodologia descritta dal Piano Regionale Integrato Non Autosufficienza (PRINA) corollario alla LR n. 9/2008, ricalcandone tutti gli aspetti: dalla «gravità assistenziale», valutata dalle Unità di Valutazione Multidisciplinari, al «Piano Assistenziale Personalizzato», al «Patto di cura».

Per questo motivo, quindi, si ripropongono questioni analoghe a quelle che hanno spinto la FISH Umbria ONLUS a muovere, a suo tempo, alcune critiche all'impianto generale del PRINA.

Rimandando un'analisi più puntuale quando avremo a disposizione il testo ufficiale, riteniamo utile riflettere sul criterio principe con il quale verrà elargito l'assegno: la «gravità assistenziale». Il termine è più ambiguo di quello adoperato nel PRINA («gravità clinica»), ma non per questo meno fuorviante. Cosa significa? È la gravità della patologia a rendere "gravi" le condizioni necessarie all'assistenza o la gravità assistenziale dipende dalle condizioni complessive della persona e dell'ambiente in cui vive?

Nel focus pubblicato la settimana scorsa [leggi qui], si erano paventate ipotesi rispetto ad una valutazione del bisogno che tenesse in considerazione la complessità dell'interazione uomo-ambiente e non solo il livello cui è giunta la patologia. Ma sembra che ciò non sia stato preso in considerazione. Non appena avremo a disposizione il teso potremo compiere una riflessione più puntuale.

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