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Difendere le persone e i loro diritti dalla crisi

Pubblicato il 7/03/2012 - Letto 1920 volte
L'articolo che segue propone un'analisi preparatoria di quelli che saranno gli argomenti trattati nel corso del seminario formativo "Difendere le persone e i loro diritti dalla crisi" realizzato nell'ambito del progetto "Bilanci per i diritti" promosso dalla FISH Onlus

La crisi economica e l'incertezza sul futuro delle politiche sociali lasciano un segno sempre più profondo sulla vita delle persone, il che impone, da parte di tutti, piena consapevolezza e senso di responsabilità.

Il movimento associativo avverte che, per riuscire ad affrontare la sfida di un cambiamento necessario e difendere i diritti delle persone con disabilità, oggi più che mai è necessario perseguire con rigore l'obiettivo della massima appropriatezza ed equità nell'impiego delle risorse.

Si tratta innanzitutto di un impegno da condividere con le persone che formano le Associazioni della FISH e con l'insieme delle realtà sociali e istituzionali con le quali le nostre organizzazioni si rapportano.

Difendere le persone e i loro diritti dalla crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando significa ridisegnare il welfare del futuro.

Ciò significa avere il coraggio di mettere in discussione anche le proprie certezze ed abitudini, significa avere la capacità di fronteggiare il pericolo che le minori risorse disponibili possano intaccare il principio di uguaglianza sostanziale, da cui deriva la finalità di ridurre le disuguaglianze sociali che il welfare deve comunque perseguire.
Il principio di uguaglianza va concretamente declinato in un generale divieto di discriminazione; si discrimina quando si trattano in maniera uguale situazioni diverse, ovvero quando si trattano in maniera diverse situazioni uguali.

Ad esempio rientra in questa fattispecie la richiesta di compartecipazione alla spesa basata solo sulla "ricchezza" della persona con la disabilità, laddove seppur a parità di risorse economiche, finanziarie e patrimoniali non si considerano le disuguaglianze nel benessere,  favorendo in tal modo il rischio di esclusione sociale.

Se si riconosce che il benessere è un diritto e  la disuguaglianza un'ingiustizia, appare evidente che non si può invocare responsabilità se contestualmente non si combatte l'ingiustizia sociale e la discriminazione.

L'ingiustizia sociale e la discriminazione costituiscono un costo che ricade pesantemente sulle spalle delle persone con disabilità e delle loro famiglie e la maggior quantità di  risorse economiche necessarie a soddisfare bisogni primari è causa ed effetto di un loro crescente impoverimento.

In Italia, per avere lo stesso grado di benessere, una famiglia con almeno una persona con disabilità ha bisogno di 1,67 volte il reddito equivalente disponibile per il resto delle famiglie.

Questo dato, che quantifica il gap esistente tra le famiglie in cui è presente una persona con disabilità in termini di capacità reddituali, emerge dal rapporto pubblicato nel 2010 dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle regioni italiane sullo Stato di Salute e qualità dell'assistenza nelle regioni italiane.

A livello territoriale tale rapporto è pari a 1,56 nelle regioni del Nord-Est, 1,67 nel Nord-Ovest, 1,70 al Centro,1,77 al Sud e 2,04 nelle Isole.

Con un coefficiente pari a 1,92 l'Umbria si colloca tra le regioni in cui risulta maggiore lo squilibrio tra le famiglie al cui interno è presente una persona con disabilità e le altre famiglie.

La conoscenza di questi dati  ci rende consapevoli che la difesa del Welfare o meglio la sua sostenibilità può passare anche attraverso la compartecipazione alla spesa dei servizi essenziali per la qualità della vita solo a condizione di tener conto del fatto che una persona con disabilità e la sua famiglia devono impiegare praticamente il doppio di risorse per raggiungere lo stesso livello di benessere di chiunque altro.

Questo e, purtroppo, molti altri sono i nodi per cui  le nostre Associazioni, oggi più che mai, sono chiamate a far sentire la loro voce e, soprattutto, a rappresentare interlocutori autorevoli, e ascoltati dalle Istituzioni nel ridisegnare il futuro del Welfare e per difendere i diritti delle persone.

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