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L'assistenza personale per una vita indipendente

Pubblicato il 7/10/2011 - Letto 4288 volte
Il libro "L'assistenza personale per una vita indipendente di Elisabetta Gasparini", a cura di Barbara Pianca e pubblicato dalla UILDM, è un manuale pratico sull'assistente personale. Rappresenta, infatti, uno spunto di riflessione per affrontare temi di fondamentale importanza proprio in questo periodo in cui il "taglio" dei servizi risulta essere la prassi e l'unica soluzione a fronte della crisi che sta investendo il nostro paese. All'interno di riflessioni già condotte in questo sito, proponiamo un approfondimento che, oltre ai concetti teorici già espressi, offre dei consigli pratici per poter individuare, assumere e formare un assistente personale.

3-10 parole obbligatorie

L'assistenza personale per una vita indipendente di Elisabetta Gasparini, a cura di Barbara Pianca e pubblicato dalla UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) Sezione di Venezia e con il Contributo della Regione Veneto, è un libro di grande importanza per coloro che intendono vivere una vita indipendente.

Approfittiamo del fatto che il libro, finalmente, è disponibile presso il nostro Centro di Documentazione sulla Disabilità per continuare ed approfondire la riflessione che già quasi un anno fa è stata condotta in questo sito (leggi qui) in merito alla vita indipendente e alla figura dell'assistente personale quale "strumento" indispensabile per raggiungerla.


Cos'è l'assistente personale

L'assistente personale è una figura che fornisce l'aiuto necessario allo svolgimento degli atti indispensabili della vita quotidiana e che nasce nell'ambito della possibilità di assistenza indiretta introdotta dalla Legge n. 162 del 21 maggio 1998 «[…] allo scopo di garantire il diritto ad una vita indipendente alle persone con disabilità permanente e grave limitazione dell'autonomia personale nello svolgimento di una o più funzioni essenziali della vita, non superabili mediante ausili tecnici, le modalità di realizzazione di programmi di aiuto alla persona, gestiti in forma indiretta, anche mediante piani personalizzati per i soggetti che ne facciano richiesta, con verifica delle prestazioni erogate e della loro efficacia […]».

L'assistente personale, dunque, presuppone l'erogazione di una modalità indiretta di assistenza domiciliare.

L'assistenza domiciliare indiretta (o autogestita) prevede l'erogazione di un contributo economico per l'autogestione dell'aiuto personale, mediante l'instaurazione di un rapporto di lavoro con un operatore di fiducia della persona con disabilità, ovviamente nel rispetto della normativa vigente.

L'assistenza personale autogestita permette di vivere a casa propria, di organizzare la propria vita e consente anche alla famiglia della persona di essere più libera da obblighi assistenziali. È un salto di qualità che vede la persona con disabilità soggetto protagonista della propria vita e non oggetto di cura, comportando d'altro canto l'assunzione della responsabilità della gestione della propria assistenza.


A chi è rivolta l'assistenza indiretta?

Potenzialmente l'assistenza indiretta può essere richiesta da persone le cui condizioni di salute necessitano di una figura professionale che possa aiutarle a svolgere una pluralità di attività nella vita quotidiana e a partecipare a contesti di vita.

Da un punto di vista strettamente burocratico, la normativa fa riferimento a persone con disabilità che non hanno un'età superiore ai 65 anni e che sono in possesso sia del certificato dello «stato di handicap» in cui è riportata la situazione di «gravità» (ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della Legge n. 104/1992), sia di quello dell'invalidità civile con una percentuale pari al 100% e in cui sia riportata anche l'indennità di accompagnamento.


Come richiederla

Il servizio è erogato e regolato dai Comuni ed il finanziamento del progetto sarà frutto di un confronto in contraddittorio fra l'interessato e i Servizi sociali: infatti, il contributo economico erogato ha un tetto massimo, stabilito in base alle possibilità finanziarie del Comune di residenza, nei limiti del trasferimento Regionale di fondi.

A seguito dell'esame della richiesta, il Servizio Sociale invita la persona a presentare il proprio piano d'intervento, in cui vengono indicate le necessità, le modalità di impiego e la quantificazione del contributo richiesto.

Nella maggior parte dei casi, per l'avvio effettivo dell'assistenza, la persona dovrà presentare:

  • il contratto di lavoro stipulato con l'operatore o gli operatori;
  • una polizza assicurativa RCT in favore dell'operatori o degli operatori impiegati.

La persona poi sottoscrive un atto di impegno, in cui dichiara di rispettare le regole previste per il Servizio. A questo punto, si avvia la procedura di autorizzazione all'erogazione del contributo.

Si ricorda, comunque, che essendo il Servizio gestito dai Comuni, l'iter burocratico potrebbe variare a seconda del Municipio in cui viene presentata la domanda.


Si può scegliere l'assistenza domiciliare?

L'assistenza personale è un'opzione accanto a quella dei servizi domiciliari tradizionali, tra cui la persona con disabilità dovrebbe essere libera di scegliere.

Anche coloro ai quali viene erogata l'assistenza domiciliare diretta possono trasformala, in modo totale o parziale, nella forma indiretta, presentando la domanda attraverso i Servizi Sociali di riferimento (presso i quali sono già in carico per il servizio di assistenza domiciliare diretta).

L'assistenza indiretta può essere erogata anche in aggiunta all'assistenza domiciliare e scolastica (sentenza del TAR del Lazio 2004).

Attualmente, però, in molte parti d'Italia i servizi non sono in grado di rispondere al fabbisogno e in alcune Regioni alle persone con disabilità vengono assegnati servizi domiciliari per un numero molto ridotto di ore e di mansioni. In una situazione del genere la libertà di scelta è compromessa mancando i servizi tra cui scegliere.


Come avviene in Umbria?

In Umbria, subito dopo l'approvazione della Legge n. 162/1998, furono stanziati dei fondi per finanziare progetti per l'assistenza domiciliare indiretta.

Con l'avvento della Legge regionale che ha istituito il Fondo Regionale per la Non Autosufficienza (Legge n. 9 del 4 giugno 2008), e, più nello specifico, con il Piano Regionale Integrato per la Non Autosufficienza (PRINA), è stata incentivata la domiciliarità e la valorizzazione del lavoro di cura familiare all'interno di una pianificazione di interventi personalizzata (che trova nel Programma Assistenziale Personalizzato - PAP il proprio strumento operativo) formalizzata nel Patto per la cura ed il benessere.

Per le persone giovani e adulte con disabilità il Patto per la cura ed il benessere viene inglobato all'interno del Progetto Individuale.

Andando ancora più nello specifico dell'analisi territoriale, a Terni, a seguito della Convenzione tra il Comune e la ASL n. 4 (approvata con Deliberazione della Giunta Comunale n. 162 del 22 giugno  2011) è stata prevista l'«[…] erogazione di contributi economici sostitutivi all'assistenza domiciliare ausiliaria (tutelare, assistenziale e domestica) in favore di anziani e disabili adulti, subordinata alla presenza della documentazione relativa al rapporto di lavoro fra il cittadino assistito e l'assistente familiare […]».

Inoltre, sempre per persone con disabilità adulte e anziane, «[…] al fine di sostenere l'attività domiciliare di tipo domestico, tutelare e domiciliare con finalità assistenziale, è prevista, in alternativa, anche l'erogazione di contributi economici. Per tale attività il Distretto 1, tramite le UUVVMM delle diverse aree, assume l'onere della valutazione di competenza secondo i criteri condivisi con il Comune di Terni […]».


Quali compiti ha l'assistente personale?

In una predisposizione ideale dell'assistenza domiciliare indiretta, la persona con disabilità dovrebbe già definire gli obiettivi da raggiungere per i quali intende avvalersi dell'assistente personale e, sulla base di questi obiettivi, definire nel Progetto Individuale l'intera programmazione dell'assistenza.

In molte realtà, purtroppo, la persona deve "ridimensionare" gli obiettivi da raggiungere per cui intende avvalersi dell'assistente personale, sulla base del numero di ore di assistenza che vengono coperte.

In ogni caso, la persona con disabilità programma le azioni sulla base dei bisogni, calcolando i tempi necessari per lo svolgimento. Le azioni possono riguardare tutti gli ambiti della vita della persona come ad esempio:

  • la cura personale (alzarsi e andare a letto, lavarsi, andare in bagno, vestirsi, pettinarsi, truccarsi, mangiare, effettuare attività di mobilizzazione, cambiamenti posturali, esercizi fisici, ecc.);
  • l'ambito domestico (le pulizie, la predisposizione della casa per favorire l'autonomia, le spese, la preparazione dei pasti, i vestiti, il riordino di oggetti, libri, documenti, gestione ausili, ecc.);
  • le attività in casa e fuori casa (commissioni, mobilità, disbrigo pratiche, ecc.); 
  • gli spostamenti (accompagnamento e utilizzo dei mezzi di trasporto), accompagnamento a visite mediche e fisioterapie, uscite, viaggi, ecc.);
  • l'ambito familiare (cura dei figli o di genitori anziani);
  • l'ambito lavorativo o di studio (utilizzo di strumenti informatici, ecc.); 
  • la vita di relazione, lo sport e il tempo libero.


Il "reclutamento" dell'assistente personale

La persona con disabilità potrà scegliere in completa autonomia una o più persone adeguate a svolgere le diverse azioni per cui ha deciso di avvalersi dell'assistente personale. Non è detto, infatti, che la stessa persona possa aiutare nella preparazione dei pasti, nella guida di un autoveicolo e nell'utilizzo di strumenti informatici.

Per la ricerca ci si può rivolgere ai Centri per l'Impiego, alle parrocchie, esporre annunci nelle bacheche delle Università o pubblicarli sui giornali e in Internet.

Trattandosi di una nuova professione non si potrà cercare una particolare qualifica professionale, si dovrà fare un colloquio in cui spiegare le caratteristiche dell'offerta di lavoro e dei princìpi della vita indipendente. La caratteristica principale per un buon assistente è infatti quella di capire ed accettare i princìpi della vita indipendente, avere una buona capacità di ascolto e porre l'autodeterminazione della persona con disabilità al primo posto.


Vale la pena segnalare che, nel Lazio, ad esempio, è stato istituito il "Registro regionale degli assistenti familiari" il quale rappresenta un punto di incontro certificato tra domanda e offerta; tramite di esso, infatti, le persone con disabilità, i loro familiari, le persone anziane o, più in generale, le persone non autosufficienti, consultando gli elenchi creati nei vari comuni del Lazio, potranno scegliere l'assistente che per caratteristiche ed esperienze meglio potrà rispondere alle loro esigenze.


Il contratto di lavoro

Il contratto più utilizzato è il "Contratto Nazionale Collettivo di lavoro sulla disciplina del rapporto di lavoro domestico", si tratta di un contratto flessibile, sempre modificabile e i contributi richiesti sono sostenibili. È un contratto diretto, ossia non ci sono intermediari, è possibile avere contemporaneamente più contratti con persone diverse. Prevede un'assunzione ad ore settimanali ma anche la modalità di lavoro con vitto e alloggio a stipendio mensile. Per avviare il contratto si deve compilare un modulo da consegnare all'INPS (anche per via telematica), oppure ci si può fare aiutare da un patronato.

Può comunque essere utilizzato qualsiasi altro tipo di contratto oppure utilizzare assistenti già assunti da cooperative o agenzie di servizi, ma naturalmente i costi sono più elevati. Per sostituzioni o assunzioni per brevi periodi può essere utilizzata la prestazione occasionale.

Lo stipendio orario può variare di molto in base alle mansioni, agli orari, alla disponibilità su chiamata. C'è comunque uno stipendio minimo fissato dal contratto che scegliamo di applicare sotto il quale non è possibile scendere. I minimi sindacali del contratto di lavoro domestico sono molto bassi, perciò se vogliamo offrire un impiego desiderabile, garantirci una certa continuità ed avere anche flessibilità, dovremo renderlo dignitoso anche da un punto di vista economico.

Si ricorda che, a livello fiscale, sono previste due agevolazioni per le spese dell'assistente personale:

  • deduzione dal reddito complessivo degli oneri contributivi versati per l'assistente personale (o altri addetti per i servizi domestici o familiari), fino all'importo massimo di 1.549,37 Euro;
  • detrazione del 19% delle spese sostenute dagli addetti all'assistenza personale, da calcolare su un ammontare di spesa non superiore a 2.100 Euro, a condizione del reddito del contribuente non sia superiore a 40.000 Euro.


La formazione

Sarà poi compito della persona con disabilità, con tempo e pazienza, formare il proprio assistente personale. È forse la parte più difficile del reclutamento, poiché - come già detto - non si tratta di professionisti già preparati, ma persone che devono essere formate secondo gli standard che la persona intende fissare.

Questo, anche se richiede un maggiore impegno da parte della persona con disabilità, è un fatto estremamente positivo: siamo noi a istruire l'assistente personale in merito a ciò che una persona con disabilità vuole per la propria vita e non è un "tecnico" che dice come si deve vivere.

Questo aspetto non è secondario, in quanto l'assistente personale andrà a compiere attività anche estremamente personali ed intime, per le quali è necessario che la persona con disabilità ponga un limite o dei precisi "paletti", valicando i quali egli potrebbe arrivare a ledere l'intimità, l'autostima e la privacy della persona.

Il primo requisito che la persona con disabilità "formatore" deve avere per instaurare un rapporto positivo con il proprio assistente personale è quello dell'empowerment personale, ossia il rafforzamento della conoscenza delle proprie capacità e dei propri limiti, degli obiettivi che vuole (o può) raggiungere da sola e quelle che, invece, necessitano dell'aiuto dell'assistente personale.

In Italia stanno nascendo specifici servizi dedicati a questo scopo, finalizzati, tra le altre cose, a fornire un supporto per chi, all'interno dei propri percorsi per la vita indipendente, decida di avvalersi della figura dell'assistente personale.

A Terni, il Centro per l'Autonomia Umbro, grazie ad un approccio multidimensionale del proprio team multiprofessionale e grazie alla specifica metodologia della consulenza alla pari offre alla persona la possibilità di perseguire gli obiettivi del proprio progetto di vita.


Informazioni sul libro

Il volume L'assistenza personale per una vita indipendente di Elisabetta Gasparini, a cura di Barbara Pianca è consultabile:

  • in formato cartaceo presso il Centro di Documentazione sulla Disabilità del Centro per l'Autonomia Umbro;
  • in formato elettronico sul sito: leone.italix.net (collegamento a sito esterno);
  • • in versione audio sul sito:www.uildmve.it (collegamento a sito esterno)


Approfondimenti

A proposito del tema dell'Assistente Personale consigliamo la lettura dell'intervista, proposta dal sito Superando.it, a Elisabetta Gasparini intitolata "Inclusione e nuove professioni: assumere un assistente personale" (collegamento a sito esterno).





 

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