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La strada della "nuova Regione": via gli ATI e i Consorzi e riduzione di due ASL. Servirà a risparmiare 40 miliardi di Euro nei prossimi tre anni?

Pubblicato il 2/09/2011 - Letto 1961 volte
Il 29 agosto si è svolto un summit tra il Presidente della Regione, Catiuscia Marini, ed i parlamentari del PD e del PDL. L'incontro mirava a trovare un accordo per lenire i disastrosi effetti della manovra. La Marini sembra decisa ad una vigorosa riduzione di enti e sovrastrutture, quali ATI (Ambiti Territoriali Integrati) e Consorzi di bonifica, e ad un dimezzamento delle ASL. Ma all'orizzonte c'è una "spada di Damocle" che grava su tutti noi: 40 miliardi di Euro da recuperare nei prossimi tre anni e 20 miliardi negli anni a venire…

Dopo il "terremoto" scatenato dalle manovre finanziarie di luglio-agosto, la Regione Umbria sta cercando una soluzione per un "restyling" che renda la stessa «[…] più forte nel confronto esterno e più equilibrata e giusta in termini di potere […]» [Fonte: Il Giornale dell'Umbria del 30/08/2011].

La decisione di abolizione delle Province - prima previsto, al termine dei mandati, solo per quelle con un bacino di popolazione inferiore ai 300 mila abitanti, ma poi valido per tutte, ma solo dopo apposita riforma costituzionale - è sicuramente servita da molla per un ripensamento dell'organizzazione e della distribuzione dei poteri all'interno della Regione.

Si comincia, quindi, a parlare di una nuova Regione «più snella e meno costosa» [Fonte: Il Giornale dell'Umbria del 30/08/2011]: sarà essa stessa ad articolare autonomamente i servizi a livello territoriale.

L'intenzione della Presidente Marini - così come si legge dai giornali - è quella di operare una sorta di "sfida" contro le proposte estemporanee, che dovrà coinvolgere oltre che la Regione, anche lo Stato. L'obiettivo, quindi, è quello di giungere ad una razionalizzazione e semplificazione burocratica, al rafforzamento della programmazione e della funzione legislativa della Regione, al superamento di tutti gli enti strumentali «[...] obiettivamente inutili e ridondanti [...]» [Fonte: Il Giornale dell'Umbria del 30/08/2011].

In questo senso va letta la soppressione di enti intermedi come gli ATI (Ambiti Territoriali Integrati) ed i Consorzi e la riduzione a due delle attuali quattro Aziende Sanitarie Locali: si è parlato di unire la prima con la seconda (Città di Castello con Perugia), e la terza con la quarta (Foligno con Terni).

Il Consiglio provinciale e quello comunale si sono riuniti e hanno stilato un documento in cui chiedono al Consiglio regionale di lavorare in tempi serrati perché si possa il prima possibile giungere ad un nuovo assetto dell'apparato pubblico regionale, «[…] con tutto ciò che implica in termini di coinvolgimento dei territori, dei cittadini, di tutti i soggetti sociali e associativi dell'Umbria […]» [Fonte, Il Giornale dell'Umbria del 30/08/2011].

C'è chi sostiene che l'indirizzo preso dalla Giunta regionale sia positivo perché cerca di affrontare i tagli del Governo, riducendo i costi interni della regione; che chi l'appoggia perché ritiene che dia compiutezza al principio di sussidiarietà. A sostenere l'intenzione della Giunta - in riferimento alla riduzione del numero delle ASL - si pone anche la minoranza, sebbene sia più scettica in merito all'effettiva: «lo avevamo già detto noi» dicono dai banchi dell'opposizione [Fonte: La Nazione del 01/09/2011].

È ancora presto, a nostro avviso, per poter esprimere una posizione in merito a questa ristrutturazione regionale. È chiaro che la riduzione degli "sprechi" è di per sé un fatto positivo, ma un po' lapalissiano: se un ente costituisce "spreco", perché tenerlo attivo?

Ci domandiamo, piuttosto, se la Giunta, in questo quadro di interventi, abbia pensato ad un risparmio che, non solo riduca gli "sprechi" di cui sopra, ma che sappia reggere a quella che Carlo Giacobini sulle pagine di Superando.it, definisce una vera e propria "mungitura" che coinvolgerà, negli anni a venire, persone con disabilità, persone anziane, giovani, bambini e fasce di popolazione disagiata.

Giacobini, infatti, ha "rifatto i conti" delle varie manovre: «[…] È cosa nota - scrive - che sull'intera Manovra 20 miliardi vanno presi con la riforma fiscale e assistenziale; nota, ma non del tutto vera. La Manovra di luglio, infatti, prevedeva di recuperare 4 miliardi nel 2013 e 20 nel 2014. La cosiddetta "Manovra-Bis" ha anticipato le date rispettivamente al 2012 e al 2013. Questo è quanto circola in maniera consolidata. Ma se andiamo a leggere meglio il combinato disposto, non possiamo non osservare, innanzitutto, che nel 2014 rimangono da recuperare altri 20 miliardi. Carta e penna, la somma è di 40 miliardi in tre anni […]». Una vera e propria "mungitura"!

Quindi?

«[…] Per ognuno degli anni a venire - spiega - si dovranno continuare a "risparmiare" dalle prestazioni assistenziali un pacco di miliardi rispetto a quelli che si spenderebbero con il sistema attuale, che già offre ben poche tutele e servizi […]».

Rimandando alla lettura dell'intero articolo di Giacobini (leggi qui), concordiamo che pochi - a cominciare da coloro che animano il dibattito nella nostra regione - sembrano interessarsi a questo fatto, visto che probabilmente sembra ancora troppo lontano nel tempo.

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