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Una fotografia sulla condizione di disabilità in Italia

Pubblicato il 8/01/2020 - Letto 185 volte
Riportiamo la fotografia della condizione di disabilità in Italia prodotta dall'indagine Istat, da cui è stato estratto un e-book dal titolo "Conoscere il mondo della disabilità", e la ricerca condotta dall'Istituto Superiore di Sanità con il progetto "Passi d'Argento".

Le due ricerche qui riportate hanno studiato la condizione di disabilità sotto diversi punti di vista: l'Istituto Nazionale di Statistica propone un e-book per raccontare, documentare e far conoscere il mondo della disabilità analizzandone le persone, le relazioni e le istituzioni; mentre nella ricerca condotta dall'Istituto Superiore di Sanità con il progetto "Passi d'Argento" si esamina la condizione di disabilità delle persone anziane nel territorio nazionale.

Nel documento prodotto dall'Istat sono stati analizzati vari aspetti della vita delle persone con disabilità presenti in Italia:

  • la salute, l'autonomia e la qualità della vita,
  • l'istruzione,
  • il lavoro,
  • la famiglia,
  • le relazioni interpersonali e la partecipazione sociale,
  • la soddisfazione per la vita quotidiana,
  • oltre ad un'analisi del sistema di welfare, dei trasferimenti monetari e i servizi presenti nel territorio nazionale.

Al primo punto in elenco si collega l'indagine "Passi d'Argento" che ha tenuto in considerazione l'aspetto fondamentale dell'autonomia nello svolgimento delle attività della vita quotidiana e di quanto assuma particolare importanza per il benessere dell'individuo, anche in relazione alle necessità assistenziali che si accom-pagnano alla sua perdita. Il livello dell'autonomia dell'anziano viene individuato utilizzando la scala delle Adl (Activity of Daily Living) e la scala delle Iadl (Instrumental Activity of Daily Living) che indagano rispettivamente la capacità dei soggetti anziani di compiere funzioni fondamentali della vita quotidiana (mangiare, vestirsi, lavarsi, spostarsi da una stanza all'altra, essere continenti, usare i servizi per fare i propri bisogni) e le funzioni complesse (come ad esempio, preparare i pasti, effettuare lavori domestici, assumere farmaci, andare in giro, gestirsi economicamente, utilizzare un telefono) che consentono a una persona di vivere da sola in maniera autonoma.

Perdere autonomia nello svolgimento anche di una sola delle sei attività fondamentali della vita quotidiana, è considerato, secondo la letteratura internazionale, una condizione di disabilità negli ultra 65enni.

Dai dati di Passi d'Argento 2016-2018 emerge che la condizione di disabilità, così definita, coinvolge 15 persone su 100; la disabilità cresce con l'età e in particolar modo dopo gli 85 anni, quando arriva a interessare quasi un anziano su 2 (47%), è mediamente più frequente fra le donne (18% vs 11% uomini), è più frequente fra le persone con svantaggio socio-economico, per difficoltà economiche (raggiungendo il 25% fra quelli che hanno molte difficoltà economiche vs 9% tra chi non ne ha) o per bassa istruzione (22% vs 8% fra chi ha un livello di istruzione alto).

Il welfare pubblico nel suo complesso, malgrado i progressi, è, per dimensioni e struttura degli interventi, insufficiente, nel nostro paese, a liberare il quadro da quelle zone grigie. Altri soggetti svolgono spesso ruoli importanti e lo fanno anche favorendo un'attività che sembra avere effetti decisamente positivi sulla vita delle persone con disabilità: la loro partecipazione alla vita sportiva, sociale e culturale. Ma il percorso, spesso drammatico, che porta dalle menomazioni alle limitazioni, è largamente presidiato dalle famiglie. I dati lo documentano e fanno anche emergere come l'impegno a cercare di ‘limitare le limitazioni' spesso abbia un costo rilevante in termini di ridotte opportunità, e non soltanto economiche, per i membri della famiglia, in particolare le donne.

La quasi totalità delle persone con disabilità (99%) riceve aiuto; ma questo carico di cura e di assistenza è per lo più sostenuto dalle famiglie, molto meno dal servizio pubblico di Asl e Comune: il 94% delle persone con disabilità dichiara di ricevere aiuto dai propri familiari per la/le attività della vita quotidiana per cui non è autonomo, il 36% da badanti, il10% da conoscenti; il 9% riceve aiuto a domicilio da operatori socio-sanitari, il 2% riceve assistenza presso un centro diurno. Una piccola quota è sostenuta da associazioni di volontariato (3%). Fra loro meno di 1 persona su 4 riceve un contributo economico per questa condizione di disabilità (come l'assegno di accompagnamento).

Le disabilità finiscono per essere fonte di disuguaglianza di opportunità, oltre che per coloro che ne soffrono direttamente, anche per i loro familiari e amplificano alcune pre-esistenti disuguaglianze di opportunità. Quelle di genere ma anche quelle territoriali, ripetutamente richiamate nell'e-book.

Esiste infatti un gradiente Nord-Sud per cui fra i residenti nel Sud Italia si osserva una quota maggiore di persone con disabilità (20% vs14% nel Centro e 11% nel Nord) che potrebbe certamente ri-flettere una differenza nella distribuzione di esiti di salute, ma anche una differenza fra Nord e Sud del Paese di offerta e/o ricorso a strutture di ricovero per anziani non pienamente autonomi.

Da tutto ciò si può trarre la conclusione che la disabilità è un rischio di cui la società, attraverso le sue istituzioni, si fa ancora troppo poco carico, e lascia che esso ricada in misura rilevante sui singoli; in tal modo la disabilità finisce per collocarsi più tra i rischi individuali che non tra quelli sociali.

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