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Il riconoscimento del caregiver familiare (parte seconda)

Pubblicato il 21/11/2016 - Letto 2163 volte
In questo approfondimento proseguiamo l'analisi della Proposte o Disegni di legge che sono stati presentati alla Camera e al Senato in merito al riconoscimento del caregiver familiare. In questo secondo appuntamento analizziamo la Proposta d Legge n. 3527 "Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno dell'attivit di cura e assistenza familiare".

Prosegue il nostro "viaggio" nell'analisi dei Disegni di Legge (del Senato) e delle Proposte di Legge (della Camera) in merito al riconoscimento della figura del "caregiver familiare", colui o colei che, a titolo gratuito, si prende cura in modo significativo e continuativo di uno o pi familiari con disabilit.

Nel focus pubblicato il 4 novembre, abbiamo analizzato il Disegno di Legge n. 2266 ("Legge quadro nazionale per il riconoscimento e la valorizzazione del caregiver familiare") presentato al Senato della Repubblica il 2 marzo scorso dal senatore Ignazio Angioni.

In questo approfondimento, invece, parleremo della Proposta d Legge n. 3527 [link a sito esterno] ("Disposizioni per il riconoscimento e il sostegno dell'attivit di cura e assistenza familiare"), presentata il 12 gennaio 2016 alla Camera dal deputato Edoardo Patriarca che ne stato il primo firmatario.

Anche questo testo, come quello precedentemente analizzato, si compone di una premessa e nove articoli che, sostanzialmente, possono essere sovrapposti a quelli del Disegno di Legge n. 2266.


Analisi della premessa

Certamente degna di nota la premessa all'articolato che la segue in cui - pi dettagliatamente che nel Disegno di Legge n. 2266 - vengono riportati dati e definizioni su cui utile soffermarci per avere un quadro generale della situazione del lavoro di cura in Italia e in Europa.

Il primo dato significativo quello che riguarda un recente studio dell'Unione europea, che evidenzia come circa l'80 per cento delle cure in tutti gli Stati membri sia fornito da coniugi, parenti o amici e come il valore economico di questa attivit rappresenti fra il 50 e il 90 per cento del costo complessivo dei servizi di assistenza formale a lungo termine.

Sempre in ambito europeo, si stima che i caregiver familiari che assolvono con continuit compiti di cura siano oltre 16 milioni.

Venendo ai dati del nostro paese, da uno studio dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) emerso che in Italia le persone anziane con disabilit in condizione di non autosufficienza che sono ospiti di strutture residenziali sono poco pi di 200.000; mentre oltre 2.500.000 vivono in famiglia, in casa propria o di parenti e da questi assistiti.

Nel nostro paese si registra la maggiore percentuale in Europa di familiari e di amici che prestano cura a persone minori, adulte e anziane con disabilit: 18 per cento della popolazione.

Un altro dato interessante che viene menzionato nella premessa quello che riguarda il numero di persone che assistono familiari con disabilit: l'ISTAT (nell'Indagine multiscopo del 2010) ha stimato che nel nostro paese siano oltre 3.329.000 le persone che, nel contesto familiare, si prendono cura regolarmente di persone con disabilit (minori, adulte e anziane). A conferma di quanto avevamo scritto nel focus del 4 novembre, si tratta prevalentemente di donne, con famiglia e figli/e, di et compresa tra 45 e 55 anni che, per fornire la necessaria assistenza, spesso sono costrette a lasciare il lavoro.

Altro spunto interessante di riflessione dato dalla definizione che d l'organizzazione europea EUROCARERS di family caregiver: una persona non retribuita che, in veste non professionale, si prende cura di un familiare, un amico o un vicino di casa che - in quanto malato, fragile o disabile - ha necessit di aiuto.

Viene riportata anche una pi ampia descrizione del/della caregiver familiare tratta dalla "Carta europea del caregiver familiare" [link a file in PDF], elaborata dalla Confederazione delle organizzazioni di famiglie con persone con disabilit dell'Unione Europea, secondo cui il/la caregiver familiare la persona che viene in aiuto, in via principale, in parte o totalmente ad una persona non autosufficiente, che dipende dal suo entourage per quanto riguarda le attivit della vita quotidiana. Questo aiuto in via continuativa pu essere prodigato in modo pi o meno continuo e pu assumere varie forme, in particolare: cure infermieristiche, cure sanitarie, cure personali, accompagnamento all'educazione e alla socializzazione, pratiche amministrative, coordinazione, vigilanza continua, sostegno psicologico, comunicazione, attivit domestiche, ecc.

Un ulteriore aspetto significativo che emerge da Progetto di Legge quello che riguarda la quantificazione del tempo impiegato dal/dalla caregiver familiare: viene stimato un tempo di circa 7 ore al giorno di assistenza diretta e 11 ore di sorveglianza, per una durata media di 8-10 anni nel caso di assistenza a persone anziane totalmente dipendenti, o di tutta la vita nel caso di persone con disabilit con forte limitazione della propria autosufficienza.

I deputati e le deputate firmatari/e del Progetto di Legge, infine, precisano che il lavoro di cura ha forti impatti emotivi e relazionali e che condiziona vari ambiti:

  • quello lavorativo: il 66 per cento dei/delle caregiver ha dovuto lasciare il lavoro;
  • quello della salute: le persone che prestano cura per pi di 50 ore alla settimana hanno, rispetto alle coetanee, il doppio di probabilit di avere problemi di salute;
  • quello economico: perdita del reddito derivante da lavoro, spese sanitarie e assistenziali e cos via.


Analisi dell'articolato

Se la premessa al Progetto di Legge ha mostrato, a nostro avviso, una originale e attenta analisi del fenomeno del lavoro di cura dal punto di vista sociale, culturale ed economico, l'articolato che segue non troppo dissimile da quello del Disegno di Legge n. 2266. Per questo motivo si rimanda ai commenti gi elaborati nell'approfondimento ad esso dedicato.

L'articolo 1 prevede il riconoscimento della figura del caregiver familiare come risorsa volontaria dei servizi sociali, socio-sanitari e sanitari territoriali di assistenza alla persona e la valorizzazione dell'assistenza domiciliare della persona cara, in una prospettiva di responsabilizzazione diffusa della comunit.

L'articolo 2 definisce la figura del caregiver familiare come una persona che volontariamente, in modo gratuito e responsabile, si prende cura di una persona cara in condizioni di non autosufficienza o comunque di necessit di assistenza di lunga durata.

Nota: come fa notare Simona Lancioni sulle pagine di Superando.it [link a sito esterno], il fatto che la persona con disabilit cui sono rivolte le cure sia designata come persona cara (articoli 1 e 2), segna una cultura che rifiuta di trattare la persona con disabilit come un soggetto di diritto (perch tale !), e la considera come un oggetto passivo di amorevoli cure familiari. Se dovesse dunque passare una norma che utilizzasse questo linguaggio, ci rappresenterebbe un pesante arretramento sotto un profilo culturale e giuridico.

L'articolo 3 prevede il riconoscimento del/della caregiver familiare da parte dei servizi territoriali deputati, nell'ambito del Piano Assistenziale Individuale che stabilisce il contributo di cura e le attivit del/della caregiver familiare, nonch le prestazioni, gli ausili, i contributi necessari e i supporti che i servizi sociali e sanitari si impegnano a fornire.

L'articolo 4 indica le iniziative in capo alle regioni atte a valorizzare e a sostenere il ruolo di cura del/della caregiver familiare. In particolare, un'informazione sui bisogni assistenziali e le cure necessarie, sui criteri di accesso alle prestazioni sociali, socio-sanitarie e sanitarie, nonch opportunit formative al fine di sviluppare consapevolezza rispetto al ruolo e di fornire elementi essenziali allo svolgimento delle azioni di cura. prevista, inoltre, l'attivit di sostegno, attuabile anche attraverso un supporto psicologico, reti solidali e gruppi di auto mutuo aiuto, finalizzata a evitare l'isolamento e il rischio patologico che possono colpire le persone che esercitano attivit continuativa di cura domiciliare.

L'articolo 5 disciplina il riconoscimento delle competenze maturate dal/dalla caregiver familiare attraverso il lavoro di cura. Poich il tempo utilizzato e le risorse impiegate per l'assistenza hanno spesso come conseguenza la perdita di opportunit lavorative e la concreta difficolt a ricollocarsi efficacemente sul mercato del lavoro una volta terminata l'attivit di cura domiciliare, l'esperienza maturata dal/dalla caregiver familiare potr essere valutata sulla base di criteri stabiliti dalle regioni per la formalizzazione e la certificazione delle competenze. Inoltre, i permessi lavorativi di cui alla Legge n. 104 del 5 febbraio 1992 sono estesi anche ai/alle caregiver familiari assunti/e con ogni forma di contratto di lavoro subordinato o parasubordinato e sono incentivati una maggiore flessibilit oraria e lo sviluppo di servizi di welfare aziendale o interaziendale e l'istituzione di un fondo ferie solidale a sostegno della conciliazione tra l'attivit lavorativa e quella di cura e assistenza.

L'articolo 6 riconosce sostegni economici per l'attivit di cura familiare, in particolare prevedendo la detraibilit del 50 per cento delle relative spese fino all'importo massimo di 12.000 Euro annui.

L'articolo 7 prevede azioni di sensibilizzazione sul valore sociale del/della caregiver familiare e istituisce la Giornata nazionale del caregiver familiare ("Caregiver Day").

L'articolo 8 prevede che l'ISTAT, su incarico della Presidenza del Consiglio dei Ministri, introduca nel censimento generale della popolazione i quesiti necessari per l'esecuzione di indagini quantitative e qualitative atte a favorire l'adeguamento delle politiche in questa materia.

L'articolo 9 determina le risorse, stabilite in 15 milioni di euro annui, necessarie per l'attuazione della proposta di legge.

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