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La frequenza di alunni con disabilità in centri socio-educativi e in corsi di formazione professionale durante la frequenza della scuola dell'obbligo scolastico

Pubblicato il 15/06/2009 - Letto 1748 volte
Proponiamo uno studio a cura dell'Avvocato Salvatore Nocera sull'interazione scolastica nell'ottica di una quanto più possibile personalizzazione. Le modalità di alternanza "lavoro in classe" - "lavoro fuori classe" realizzano o snaturano la filosofia dell'integrazione scolastica? Lo studio che segue cercherà una risposta analizzando la normativa nazionale e quella della Provincia autonoma di Trento.

Tratto dalla Premessa.

«L'integrazione scolastica degli alunni con disabilità è stato in Italia un processo che si è affermato nel corso degli ultimi quaranta anni con delle buone prassi, studiate ed avvalorate dalla ricerca pedagogica e didattica e tradotte in norme legislative e regolamentari, chiarite e sostenute da interventi della Magistratura costituzionale, di legittimità e di merito.

«In questo processo si sono sperimentate modalità di integrazione riguardanti i casi più diversi concernenti le diverse tipologie di minorazione ed il diverso grado della loro gravità, utilizzando il principio di "personalizzazione" che, partendo dalla Legge n. 104/92 per i soli alunni con disabilità, è riuscito a penetrare in tutto il sistema di istruzione ed è stato ufficialmente esteso a tutti gli alunni con la Legge n. 53/03 di riforma della scuola.

«Il principio di personalizzazione ha permesso la massima flessibilità nello svolgimento dei singoli percorsi personalizzati e nello svolgimento della giornata scolastica di ciascun alunno.

«Talune di queste prassi hanno previsto percorsi quotidiani misti di presenza dentro e fuori la classe con attività scolastiche e parascolastiche che, limitate inizialmente a singoli casi, si stanno sempre più moltiplicando e diffondendo, specie in presenza di alunni con disabilità complesse.

«I casi inizialmente concernenti le scuole secondarie di secondo grado, meno preparate all'accoglienza degli alunni con disabilità e con programmi didattici più professionalizzanti, vanno sempre più estendendosi anche alle scuole dell'obbligo.

«Questo fenomeno merita una maggiore attenzione ed occorre riflettere se queste modalità di alternanza "lavoro in classe" - "lavoro fuori classe" siano e sino a che punto, compatibili con le buone prassi e la "filosofia dell'integrazione" o non rischino, lentamente, di eroderne i fondamenti di co-educazione  sino a snaturarla».

Leggi l'intero studio (file in PDF).

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