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Abbattimento barriere architettoniche: Vinti propone selezioni in base al reddito

Pubblicato il 24/01/2014 - Letto 1921 volte
Nel Bollettino della Regione Umbria è stata pubblicata la Delibera della Giunta Regionale che introduce nuove proposte per garantire ai cittadini con disabilità il rimborso delle spese per l'abbattimento delle barriere architettoniche nelle proprie abitazioni (Legge n. 13/1989). Vista la scarsità delle risorse che ogni anno vengono destinate, la Regione propone l'Assessore regionale alle infrastrutture Stefano Vinti come rappresentante presso il Governo per proporre criteri più stringenti - come ad esempio dare priorità sulla base del reddito - per selezionare i beneficiari. Vinti propone anche la partecipazione di Comuni e Associazioni che tutelano i diritti delle persone con disabilità nella definizione di tali criteri.

Il tema dell'insufficienza dei contributi regionali per rimborsare i costi per l'abbattimento delle barriere architettoniche nelle abitazioni dei cittadini umbri con disabilità diventa ogni anno più urgente perché penalizza le persone con disabilità che hanno intenzione (o sono costrette) ad adeguare la propria abitazione a causa di ostacoli che ne limitano una piena fruizione.

Questo comporta l'ovvia conseguenza di una violazione, di fatto, dei diritti alla mobilità e alla vita indipendente delle persone con disabilità con una ricaduta negativa sulla loro qualità della vita.

Che questo sia un serio problema ne è convinta anche la Regione Umbria ed, in particolare, l'Assessore regionale alle infrastrutture e alle politiche della casa Stefano Vinti, il quale, lo scorso novembre, ha esposto alla Giunta le principali criticità collegate a questo tema.

Dopo anni in cui l'Assessore Vinti ha dovuto riferire con rammarico che le risorse destinate sono assolutamente inferiori al fabbisogno regionale (ne abbiamo scritto qui anche noi), qualcosa si è mosso e da Palazzo Donini si è passati dalla semplice constatazione ad una proposta.

La Deliberazione della Giunta Regionale n. 1288 del 19 novembre 2013, che si intitola «Lo stato di applicazione della legge 9 gennaio 1989, n. 13 "Contributi per l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici privati"» ripercorre i punti salienti della questione: la mancanza di risorse, il danno causato sia ai titolari di diritti (persone con disabilità) che ai portatori di interesse (l'indotto edilizio, artigianale e commerciale delle piccole imprese locali, protagoniste quasi assolute proprio di questo tipo di interventi) ed infine propone di ancorare la graduatoria dei beneficiari, non solo alla totalità dell'invalidità civile accertata (cosa che già è prevede dalla legge), ma anche di correlarla al reddito del beneficiario. Lo scopo, come è ovvio, è quello di garantire - a parità di risorse (scarse) a disposizione - prima di tutto le persone con disabilità meno abbienti.

In questo focus cercheremo di ripercorrere la DGR n. 1288/2013 e le intenzioni di cambiamento avanzate dall'Assessore Vinti alla Giunta e da questa approvate all'unanimità.


L'Umbria e la Legge n. 13/1989

Come è noto, la Legge n. 13 del 9 gennaio 1989 stabilisce disposizioni per favorire il superamento e/o l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati, concedendo dei contributi agli abitanti con disabilità che inoltrano richiesta ai propri Comuni di residenza (leggi la scheda tecnica per richiedere il contributo).

Purtroppo, come spesso avviene nel nostro paese, lo Stato italiano ha smesso di finanziare tale legge già da molti anni, affidando interamente il compito alle Regioni: in riscontro alla richiesta di contributo che la Regione Umbria inoltra annualmente al Ministero delle Infrastrutture, quest'ultimo ha risposto, con la nota del 10 ottobre 2013, che «non si può che comunicare l'impossibilità di questo Ministero ad assegnare i fondi richiesti per mancanza della necessaria copertura finanziaria».

La Regione Umbria, assumendosi totalmente il carico di quest'onere, con Legge Regionale n. 19 del 23 ottobre 2002, ha stabilito di finanziare un importo la cui entità è determinata annualmente con la legge finanziaria.

Ogni anno, in Umbria, pervengono mediamente circa 200 nuove domande di contributo corrispondenti ad una richiesta economica di circa 900.000,00 Euro annui, a fronte di un finanziamento statale concesso saltuariamente (solo per gli anni 2002, 2005 e 2006) che, complessivamente, ammonta a 619.131,38 Euro, cifra largamente insufficiente a coprire le richieste annuali provenienti da tutti i Comuni dell'Umbria.

Dal 2002 al 2012, i finanziamenti regionali per far fronte alle richieste dei cittadini hanno ammontato a 4.773.742,82 Euro.

Nel 2013 è stato determinato che la Regione potrà destinare a tale ambito circa 856.934,11 Euro (Deliberazione della Giunta Regionale n. 470 del 20 maggio 2013), cifra assolutamente inadeguata per coprire il fabbisogno: infatti, le nuove domande acquisite per il 2013, aggiunte a quelle pregresse, inevase, presentate prima del 2013 (con domande in attesa dal 2006 e in alcuni casi anche dal 2005), formano un ammontare di domande inevase pari a 1.410, cui si aggiungono 3 interventi parzialmente finanziati e da completare. Il fabbisogno economico complessivo di queste pratiche ammonta a 6.609.728,54 Euro, che sommati ai finanziamenti regionali considerati come un'anticipazione dei contributi statali, pari a 4.773.742,82 Euro, ammontano ad una cifra complessiva di 11.383.471,36 Euro.


Chi risente di questi ritardi

L'esigenza di garantire la copertura finanziaria prevista dalla Legge n. 13/1989 è molto avvertita dai cittadini con disabilità e dalle loro famiglie e diventa una questione sempre più inevitabile con il progredire dell'aspettativa media di vita e la presenza di tanti edifici vecchi e con barriere architettoniche di vario tipo.

Dietro al consistente numero di pratiche inevase, pertanto, sono due i soggetti che ne risentono:

A. I titolari di diritti:

  • le persone con disabilità e famiglie che hanno dovuto far fronte a spese relativamente ingenti e che stanno ancora aspettando il rimborso delle spese;
  • le persone con disabilità e famiglie che, sapendo quanto dovranno aspettare, rinunciano a richiedere il contributo: sono persone che rinunciano ad importanti opere che ne migliorerebbero la qualità vita per adeguarsi a situazioni di precarietà, addossando spesso il carico assistenziale, sopratutto fisico (si pensi alla necessità di sollevare interamente una persona in carrozzina di fronte a una rampa di scale), sui familiari o su altro personale assistenziale (assistenti familiari, personali, badanti, ecc.).

B. I portatori di interesse:

  • l'indotto artigianale e commerciale in cui operano operai, muratori, installatori di impianti, commercianti del settore e professionisti: è evidente come l'indotto generato impegna una fascia di piccoli artigiani e professionisti che operano nell'ambito dei modesti compensi (sui quali non si impegnano i grandi studi professionali) e quindi dei minori redditi per i quali anche questo tipo di contributi costituisce una boccata di ossigeno.


La proposta di Vinti

È intenzione della Regione mantenere attivo il canale di erogazione dei contributi a coloro che ne hanno diritto, evitando che le graduatorie dei richiedenti restino immobili generando sfiducia nella pubblica amministrazione. Il problema posto, però, è che il bilancio regionale non comprende alcun finanziamento, per l'esercizio finanziario corrente. L'intento della Regione, quindi, anche su esplicita dichiarazione dell'Assessore Vinti, è quello di razionalizzare le modalità di erogazione del contributo.

L'Assessore intende partire dal progetto del Ministero delle Infrastrutture di aggiornamento della stessa Legge n. 13/1989 (previsto fin dal 2010), per poter ri-definire i criteri di selezione dei destinatari dei contributi: ciò che l'Assessore ha comunicato alla Giunta è che, in vista dell'aggiornamento della Legge n. 13/1989, sarebbe opportuno modificarne anche gli aspetti giuridico-amministrativi che consentano una maggiore libertà di scelta delle Regioni su modalità, tempi e criteri di erogazione dei contributi.

Attualmente, la Legge n. 13/1989 (articolo 10, comma 4) stabilisce la priorità nella concessione dei contributi verso le persone che hanno il riconoscimento di invalidità totale (rispetto a coloro che hanno patologie che determinano un'invalidità parziale). Tra questi aventi diritto, l'assegnazione del contributo segue poi l'ordine cronologico delle domande.

L'Assessore Vinti, nella consapevolezza che l'attuale situazione del bilancio regionale non consente di reperire risorse tali da coprire il fabbisogno, ha proposto di ottimizzare le modeste risorse finanziarie che verranno rese disponibili.

Le tre proposte sono legate ad aspetti consequenziali:

  • per prima cosa, l'Assessore ha chiesto alla Giunta di essere delegato ad intraprendere iniziative direttamente presso il Ministero delle Infrastrutture per avanzare proposte di eventuali correzioni alla Legge n. 13/1989 che possano tenere conto, nell'assegnazione dei contributi, anche di nuovi criteri in base al reddito dei beneficiari;
  • qualora il Ministero dovesse accettare la proposta, la Regione Umbria potrà assegnare i contributi introducendo criteri di ripartizione degli stessi in base alla capacità di reddito dei beneficiari;
  • infine, e a prescindere dalla risposta del Ministero, l'Assessore ha chiesto alla Giunta di introdurre nel prossimo bilancio regionale la previsione delle risorse economiche per soddisfare almeno parzialmente le richieste di contributo dei cittadini aventi diritto, vista la loro situazione di criticità avendo già eseguito i lavori di abbattimento delle barriere architettoniche nelle loro abitazioni.

Secondo l'Assessore, l'introduzione di un criterio di assegnazione dei contributi che tenga conto anche della fascia di reddito dei cittadini aventi diritto, se da un lato comporterà un impegno maggiore per le Amministrazioni comunali che hanno il compito di assegnare i finanziamenti nell'elaborare le graduatorie, dall'altro, l'Amministrazione stessa potrà avere certezza della disponibilità delle risorse economiche, ad evitare che si causi un sovraccarico di lavoro per gli Enti pubblici, creando un'illusoria aspettativa per i cittadini in attesa del contributo.


La parola ora al Ministero, ma anche ai Comuni e alle Associazioni

Le conseguenze pratiche della Delibera di Giunta Regionale sopra commentata hanno tempi incerti. Sicuramente i passaggi cui assisteremo nei prossimi mesi - menzionati dallo stesso Assessore e approvati dalla Giunta - saranno sostanzialmente tre:

  • In primo luogo, è necessaria l'intenzione del Ministero delle Infrastrutture a mettere mano alla Legge n. 13/1989, nonché quella di approvare la proposta dell'Assessore Vinti in materia di graduatoria su base reddituale. Si tenga presente però che, proprio a questo scopo, con Decreto Ministeriale 9 febbraio 2010, fu ri-costituita la Commissione di studio (istituita dal Decreto Ministeriale n. 236/1989), per elaborare proposte concrete. La Commissione, tuttavia, sembra svanita senza produrre alcun risultato concreto.
  • In secondo luogo, se il Ministero darà parere favorevole alla proposta di modifica della legge, verranno stabiliti i criteri e le regole da seguire con il consenso dei Comuni per definire le graduatorie per poter richiedere il contributo.
  • In terzo luogo, l'Assessore intende «sentire anche le associazioni di volontariato a sostegno dei soggetti diversamente abili, attraverso più incontri con i soggetti interessati».
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