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La storia infinita del «Contrassegno Unificato Disabili Europeo» per le persone con disabilità: ma se ne intravede la fine!

Pubblicato il 22/08/2012 - Letto 2519 volte
Con il Decreto del Presidente della Repubblica del 30 luglio 2012 (in attesa di pubblicazione in "Gazzetta Ufficiale"), l'Italia si adegua all'Europa in merito di contrassegno per la sosta dei veicoli di e/o con persone con disabilità. Il nuovo contrassegno avrà una base di colore azzurro chiaro, sul lato frontale la dicitura «disabile» e il simbolo internazionale della persona con disabilità (il pittogramma della carrozzina) di colore bianco su sfondo azzurro scuro e, infine, il logo dell'Unione Europea. Entro tre anni dalla pubblicazione del Decreto (che dovrebbe avvenire nei primi giorni di settembre) sarà compito dei Comuni intervenire sia per il rilascio del nuovo contrassegno, sia per l'adeguamento della nuova segnaletica verticale ed orizzontale delle aree di parcheggio riservate. Un traguardo importante per un percorso che è sembrato "infinito".

Per ora, si sa solo che è stato firmato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano lo scorso 30 luglio 2012 e che, nei primi giorni di settembre, verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale: è il Decreto del Presidente della Repubblica (DPR), «Regolamento recante modifiche al DPR 16 dicembre 1992, n. 495, concernente l'esecuzione e l'attuazione del nuovo codice della strada, in materia di strutture, contrassegno e segnaletica per facilitare la mobilità delle persone invalide».

Il DPR, finalmente, concluderà la "storia infinita" del «Contrassegno Unificato Disabili Europeo» (da ora in poi, solo «contrassegno europeo») per la sosta dei veicoli di e/o con persone con disabilità e del più che tardivo adeguamento della normativa italiana alla Raccomandazione dell'Unione Europea (UE) n. 98/376/CE, di quattordici anni fa.

Quella del mancato adeguamento del contrassegno italiano a quello europeo è una storia lunga quattordici anni e si basa, in fondo, su un mero impedimento formale. Tuttavia, ha portato come conseguenza che diverse persone italiane con disabilità, che in questi anni avevano parcheggiato all'estero il proprio veicolo con il contrassegno italiano, sono state multate perché quest'ultimo non era conforme a quello vigente nei paesi "d'oltralpe".

La cosa più assurda di tutta questa vicenda (oltre alle amare ed ingiuste contravvenzioni per gli ignari turisti italiani) è che, nei fatti, il nuovo contrassegno europeo sarà molto simile a quello che viene attualmente utilizzato in Italia; tuttavia, cambierà il colore: sarà di sfondo blu, anziché arancione, sul fronte avrà il pittogramma di una carrozzina stilizzata di colore bianco, anziché nero, e il logo dell'UE, anziché quello della Repubblica italiana. Sostanzialmente, quindi, cambia poco.

E allora perché - qualcuno si chiederà - ci sono voluti quattordici anni per passare dal modello arancione a quello blu?

Non è una mera questione di colori, anche se questo costituirà un problema per tutti i Comuni, dal momento che dovranno aggiornare la segnaletica orizzontale e verticale con i nuovi loghi e sostituire le strisce di delimitazione dei parcheggi riservati (attualmente in giallo-arancione) con quelle blu (che da noi, invece, indicano i parcheggi a tariffa oraria).

La questione che sta alla base di quest'empasse, deriva dalla sovrapposizione di norme che, da un punto di vista cronologico, hanno creato perfino delle antinomie (incompatibilità tra norme) risolvibili solo con una riforma sostanziale della materia.

Procediamo ad una breve storia del contrassegno.

Il «contrassegno invalidi» entra in scena in Italia nel 1978, con il DPR n. 384/1978, che attua quando prevedeva l'articolo 27 della Legge n. 118/1971 (quella che ha introdotto l'«invalidità civile») in materia di «barriere architettoniche e trasporti pubblici» (la quale, a sua volta, si rifaceva ad una Circolare del Ministero dei Lavori pubblici del 15 giugno 1968).

Nota. Riportiamo queste date per dimostrare una (triste) costante nella legislazione italiana: i grandi princìpi vengono enunciati con notevole anticipo sui tempi (già nel 1968 si parla di accessibilità e mobilità dei «minorati in carrozzella», se non in termini di inclusione, quantomeno in termini di non esclusione). Si ribadisce il concetto nel 1971 e poi, solo nel 1978 (dieci anni dopo), si elabora un regolamento che disciplina tempi e modalità per far sì che i princìpi/diritti sopra enunciati diventino effettivamente esigibili da parte dei cittadini.

Il DPR 384/1978, al Capo II, agli articoli 5 e 6, prevedeva l'uso del contrassegno, dei parcheggi riservati e ne disciplinava l'uso, nonché le caratteristiche tecniche: «[…] il prototipo di tale contrassegno […] deve contenere appositi spazi per l'indicazione a caratteri indelebili delle generalità e del domicilio del minorato […]».

Passano molti anni e, nel febbraio 1992, viene promulgata la Legge n. 104, «Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate», che, all'articolo 28, ribadisce la realizzazione di parcheggi riservati (estendendo la disposizione anche a quelli realizzati o gestiti da enti privati), nonché l'uso del contrassegno di cui al DPR 384/1978 per poterne usufruire.

Due mesi dopo, in aprile, con Decreto Legislativo n. 285 del 30 aprile 1992, viene approvato il «Nuovo Codice della Strada» e, con il successivo DPR n. 495 del 16 dicembre 1992 - che ne disciplina gli aspetti tecnici -, vengono aggiornate anche le caratteristiche del contrassegno. Il contrassegno, ora, prevede:

  • lo sfondo di colore arancione;
  • il pittogramma di colore nero raffigurante di una persona in carrozzina stilizzata;
  • uno spazio dove riportare il numero di concessione;
  • uno spazio dove sono riportate le generalità del titolare.

In merito a quest'ultimo punto, alcuni contrassegni, soprattutto all'inizio, avevano i dati della persona sulla parte frontale del contrassegno (ossia quella che è visibile dall'esterno del veicolo), mentre altri specificavano solo il Comune di residenza che aveva rilasciato il permesso, adoperando il retro dello stesso (quello visibile solo dall'interno dell'auto) per i dati personali.

Nel 1998, il Consiglio dell'Unione Europea emana la Raccomandazione n. 98/376/CE, che definisce la forma del contrassegno e stabilisce che sia di colore azzurro chiaro e abbia sul lato frontale la dicitura «disabile» e anche il simbolo internazionale della persona con disabilità (il pittogramma della carrozzina) di colore bianco su sfondo azzurro scuro.

La Raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea - che non è una legge, ma un'esortazione non obbligatoria - introduce quindi un modello di contrassegno comunitario europeo standardizzato, reciprocamente riconoscibile dagli Stati membri dell'Unione stessa. Tuttavia gli Stati membri sono responsabili per il rilascio del contrassegno ed, in questo senso, le autorità nazionali fanno riferimento alle loro rispettive legislazioni. Pertanto, viene ignorata dai Governi italiani che si sono succeduti in quegli anni.

Se il ritardo di applicazioni di leggi, in Italia, è vistoso, lo è ancora di più quello che riguarda l'applicazione di un'esortazione non obbligatoria. Ad impedire completamente la sua applicazione, inoltre, sarà la riforma della normativa sulla privacy del 2003. Infatti, il Decreto legislativo n. 196/2003, all'articolo 74, comma 1, prevede quanto segue: «I contrassegni rilasciati a qualunque titolo per la circolazione e la sosta di veicoli a servizio di persone invalide, ovvero per il transito e la sosta in zone a traffico limitato, e che devono essere esposti su veicoli, contengono i soli dati indispensabili ad individuare l'autorizzazione rilasciata e senza l'apposizione di simboli o diciture dai quali può desumersi la speciale natura dell'autorizzazione per effetto della sola visione del contrassegno».

È chiaro che questa disposizione rende inutilizzabile il contrassegno europeo, a causa della doppia segnalazione che esplicita la condizione di salute (la scritta «disabile» e il pittogramma della carrozzina) e, quindi, la specifica autorizzazione per la quale è richiesto il contrassegno.

In un colpo solo, la normativa sulla privacy rende inutilizzabile il contrassegno europeo (e allontana, quindi, l'approvazione della Raccomandazione), nonché - ed è qui il paradosso - rende illegale anche il contrassegno arancione utilizzato in Italia: il pittogramma nero della persona in carrozzina non è forse un simbolo che esplicita senza alcun equivoco la specifica autorizzazione per la quale è richiesto il contrassegno?

Molti Comuni, infatti, hanno provveduto a rilasciare contrassegni, con la sostituzione del simbolo convenzionale della carrozzina, con il simbolo del comune stesso. A cascata questa situazione ha generato incertezze sulla corretta applicazione della norma anche da parte degli organi di polizia locale, con la conseguenza paradossale dell'applicazione di sanzioni pecuniarie a danno di persone con disabilità dotate di contrassegno anonimo, che circolavano in Comuni diversi da quello di residenza.

Il problema, quindi, si è posto in questi termini: adeguare la normativa sul contrassegno a quella sulla privacy o viceversa?

C'è stato un lungo dibattito anche tra le persone con disabilità: ce ne erano alcune che ritenevano che il simbolo della carrozzina fosse discriminante (soprattutto per chi aveva una disabilità, ma non usava la carrozzina); chi sosteneva che stigmatizzava il guidatore del veicolo che aveva il contrassegno sul cruscotto; chi invece affermava che, con o senza simbolo, era necessario comunque avere un pass che permettesse di parcheggiare nei parcheggi riservati e che, quindi, non c'era modo di non essere discriminati (sebbene fosse una discriminazione positiva, ossia volta a fare distinzioni per garantire il diritto alla mobilità, che altrimenti sarebbe stato messo in discussione).

La questione si è formalmente risolta nel 2010, quando l'Italia ha deciso di riformare il Codice della Strada (con Legge n. 120 del 29 luglio 2010 ). È bastato poco: infatti, l'articolo 59 modifica l'articolo 74 della Legge sulla privacy, vietando solo le «diciture dalle quali può essere individuata la persona fisica interessata» (ne abbiamo parlato in un articolo dell'agosto 2010, leggi qui la news). Così, il contrassegno europeo è tornato ad essere ammissibile all'interno dell'ordinamento italiano (così come lo è tornato ad essere quello arancione!).

Ma, sebbene sia stato risolto il cavillo legale, ci sono volute addirittura delle interrogazioni parlamentari per sbloccare definitivamente la vicedna, dal momento che, ancora un anno dopo (fine luglio 2011), nulla si era ancora mosso (anche di questo abbiamo detto, leggi qui la news).

Questa volta, invece, sembra che la soluzione sia davvero definitiva (ed a "soli" due anni dalla soluzione formale e legislativa!). Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPR del 30 luglio 2012, i Comuni avranno tempo tre anni per consegnare i nuovi permessi a tutti gli aventi diritto ed adeguare la segnaletica verticale e orizzontale.

Che possa essere questa l'occasione per riformare in modo funzionale anche la modalità di erogazione dei contrassegni e verifica dei requisiti dei possessori? Ma forse, per questo, ci vorranno ancora un paio... di secoli.

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