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Comunicato FISH. Disabilità: nuovo attacco al diritto al lavoro

Pubblicato il 23/01/2013 - Letto 1715 volte
(23 gennaio 2013). Il Ministero del Lavoro ha licenziato la bozza di decreto che dovrebbe rivedere le disposizioni sugli esoneri parziali per le aziende obbligate all'assunzione dei lavoratori con disabilità. Negli anni, per questa opportunità le maglie sono state sempre più larghe. Ci si attendeva quindi un intervento restrittivo e di buon senso per restituire posti di lavoro e un impiego dignitoso a migliaia di persone con disabilità. Il testo del decreto, invece, tradisce ampiamente queste aspettative.

Il Ministero del Lavoro ha dunque licenziato la bozza di decreto che dovrebbe rivedere le disposizioni sui cosiddetti esoneri parziali per le aziende obbligate all'assunzione dei lavoratori con disabilità.

Quella dell'esonero parziale è un'opportunità ammessa dalla Legge 68/1999, in casi eccezionali e che consente alle aziende, in particolari situazioni, di essere parzialmente sollevate dagli obblighi di assunzione, a fronte di versamenti onerosi nemmeno troppo gravosi.

Purtroppo, negli anni, per questa opportunità le maglie sono state sempre più larghe, nonostante le reiterate proteste delle associazioni e del sindacato.

Dal nuovo decreto ci si attendeva che vi fosse un deciso intervento restrittivo e di buon senso per restituire posti di lavoro e un impiego dignitoso a migliaia di persone con disabilità.

Purtroppo il testo del decreto che verrà sottoposto il 24 gennaio alla Conferenza Stato Regioni tradisce ampiamente queste aspettative.

«Il testo del decreto allarga ancora le maglie degli esoneri parziali, consente nuove e più ampie scappatoie, beffando le aspettative delle migliaia di persone con disabilità escluse dal mondo del lavoro". Così, molto duramente, commenta Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, dopo la lettura del decreto.

«Chiediamo alla Conferenza Stato Regioni, chiamata ad esprimere un parere vincolante sullo schema di decreto, di respingere il documento e di chiederne una nuova e più garantista stesura. Anche alle Regioni conviene contare su Cittadini inclusi al lavoro, anziché persone discriminate da affidare ai servizi sociali per interventi tristemente riparatori».

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