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Sociale: perseverare nell'errore o ricominciare dai diritti? Serve un supplemento di garanzie per fronteggiare gli effetti dei tagli alle risorse

Pubblicato il 20/11/2010 - Letto 1451 volte
Si legge sui giornali: la manovra finanziaria del Governo inciderÓ sul Comune di Terni con tagli di 13 milioni di euro per il 2011. Si tratta di una situazione locale che rispecchia il desolante quadro nazionale.

I tagli radicali previsti dalla finanziaria prima temuti, a tratti allontanati, sono infine stati praticati dal Governo; siamo ora nella fase in cui si passa al concreto, in cui Comuni e Regioni prendono atto dell'entitÓ dei tagli e i cittadini ne subiscono il pesante impatto.

A livello nazionale la linea Ŕ ormai quella. Nel comunicato della FISH del 16 novembre, intitolato significativamente "Requiem per l'inclusione", si piange la morte dell'inclusione sociale delle persone con disabilitÓ, la fine dei loro diritti. Infatti, la proposta di legge C 3778, cosiddetta "Legge di stabilitÓ 2011" in questi giorni all'esame della Camera, renderÓ definitivamente precarie le giÓ critiche condizioni di vita di migliaia di persone con disabilitÓ e delle loro famiglie.

Per capire  meglio la situazione, si riportano alcuni dati forniti dall'Istat. Le persone con disabilitÓ - di sei anni e pi¨ - che vivono in famiglia sono 2 milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione italiana. (Fonte: Istat 2010, "La disabilitÓ in Italia").

Il 62,2% delle persone con disabilitÓ Ŕ colpito da tre o pi¨ patologie croniche ed oltre la metÓ (59,4%) ha almeno una malattia cronica grave. (Fonte: Istat 2010, "La disabilitÓ in Italia").

Risultano occupate meno del 18% delle persone con disabilitÓ in etÓ lavorativa, contro poco pi¨ del 54% delle persone non disabili. (Fonte: Istat 2010, "La disabilitÓ in Italia"). Solamente il 3% delle persone con disabilitÓ ha come fonte principale un reddito da lavoro.

Il provvedimento prevede tagli drastici al Fondo per le politiche sociali, l'azzeramento del Fondo Nazionale per le non autosufficienze, la riduzione significativa del Fondo Nazionale per il diritto al lavoro dei disabili.

Lo scenario sinistro che da mesi incombe sulle prospettive di vita e sui diritti delle persone con disabilitÓ, che l'esito della manifestazione nazionale di Roma svoltasi a luglio sembrava avere parzialmente rischiarato, Ŕ tornato pi¨ buio che mai. Peggio del previsto.

A livello locale, ecco che si raccolgono i primi frutti dell'autunno dei diritti. Il Comune di Terni, reduce da un 2010 in cui si Ŕ raschiato il fondo del barile per tentare di rispettare i piani di rientro, avrÓ nelle sue casse 13 milioni di euro in meno per il 2011.

Si tratta ora di chiedersi in che misura l'attuale sistema di welfare Ŕ ancora sostenibile. Sicuramente la situazione impone un cambiamento di rotta, chissÓ se ora, ormai a tempo scaduto, sarÓ nella direzione di quello da tempo sollecitato da chi rappresenta e tutela i diritti delle persone con disabilitÓ?

Come ha ribadito il Responsabile del Centro per l'Autonomia Umbro, Andrea Tonucci, nel corso dell'ultimo "Forum sulla non autosufficienza": "L'attuale riduzione delle risorse disponibili e la necessitÓ di garantire la sostenibilitÓ operativa e finanziaria del sistema dei servizi impone delle scelte, che seppur obbligate, risultano essere assolutamente antitetiche:
A)  appiattirsi in difesa di un sistema di erogazione di prestazioni prevalentemente  riparatorie e risarcitorie, puntando ad un contenimento quantitativo delle stesse e ad una crescente standardizzazione delle risposte.
B)  innovare radicalmente il modello di servizi affinchŔ sappia riconoscere e rendere esigibile, alla persona con disabilitÓ, il diritto di disporre del proprio progetto esistenziale e sia in grado di coniugare efficienza, efficacia ed appropriatezza degli interventi, riconducendoli all'interno di un progetto globale di presa in carico.

La prima ipotesi, nascondendosi dietro l'alibi della scarsitÓ delle risorse, pu˛ determinare un abbattimento dei costi di produzione dei servizi alle persone, ma solo nel breve periodo, in quanto, sicuramente, non comporta una riduzione dei bisogni, che anzi rischiano di aggravarsi trasformando la domanda di interventi sociali in sanitari. La seconda opzione, certamente quella pi¨ impegnativa e al tempo stesso risolutiva, si colloca nella prospettiva di sistema di welfare che, al di lÓ di un'organizzazione complessa di tipo professionale orientata a rispondere a persone bisognose, Ŕ strumento di promozione dei diritti e di uguaglianza tra cittadini.
Tale opzione si traduce concretamente nell'impegno a definire e garantire il processo di presa in carico fondato sul Progetto Individuale, che Ŕ previsto e descritto dall'art. 14 della legge n. 328/2000".

"Oggi pi¨ che mai", sostiene Tonucci, "per passare dal riconoscimento dei diritti umani alla loro effettiva esigibilitÓ Ŕ necessario un "supplemento di garanzie, che deve essere legato a politiche pubbliche in grado di indicare e praticare nuovi modelli di riferimento, modalitÓ di produzione, procedure e protocolli.

Il movimento delle persone con disabilitÓ, da parte sua, avverte una duplice responsabilitÓ, quella di attivarsi per contrastare scelte insensate volte a smantellare tout court il sistema di welfare e, al tempo stesso, di farsi carico di proposte innovative e sostenibili fondate sui veri diritti delle persone con disabilitÓ".

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