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Il Ponte della Costituzione è "incostituzionale"!

Pubblicato il 20/10/2008 - Letto 1987 volte
Anche la FISH Umbria ONLUS si unisce al messaggio espresso dalla Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap (FISH) il 4 ottobre scorso: «il Ponte della Costituzione rispetti i princìpi della progettazione inclusiva ed universale e della non discriminazione!».

È possibile che un ponte realizzato nel XXI secolo, in una delle città più affascinanti del mondo, che è costato ai contribuenti ben più del prezzo preventivato e che porta la firma di uno dei più famosi architetti europei sia inaccessibile (e non solo alle persone con disabilità)?

Evidentemente sì! A Venezia, infatti, l'Amministrazione comunale ha inaugurato il Ponte della Costituzione, opera dell'architetto Santiago Calatrava, che, risultando inaccessibile, discrimina le persone con disabilità e quindi - quasi come una beffa - vìola proprio l'articolo 3, comma 2, della nostra Costituzione: «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Una beffa, appunto! Ci si chiede, allora, come e perché tecnici e politici perseverino nella realizzazione e nel finanziamento di opere inaccessibili che, inevitabilmente, finiscono per costare molto più di quanto preventivato, anche perché necessitano, a posteriori, di interventi "riparatori", i quali, il più delle volte, non solo sono inappropriati, ma vengono realizzati con largo ritardo rispetto all'opera principale e ledono la dignità delle persone con disabilità.

Il Ponte della Costituzione, purtroppo, rientra tra queste opere.


Riportiamo le principali questioni che il ponte ha inevitabilmente provocato nel dibattito pubblico, tratte da numerosi articoli pubblicati sul sito della FISH www.superando.it.

Opera d'arte versus opera pubblica
Fotografia del Ponte della CostituzioneIl Ponte della Costituzione rappresenta una decisione storica per il Comune di Venezia: dopo più di un secolo dalla costruzione, ad opera degli Austriaci, dell'ultimo ponte sul Canal Grande - quello degli Scalzi di fronte alla stazione di Santa Lucia - un quarto ponte attraverserà la principale arteria della città.

È la prima grande opera pubblica locale testimone dell'epoca moderna e collegherà Piazzale Roma, luogo d'arrivo e partenza dei mezzi su gomma e acqua, alla Ferrovia e alla nuova sede degli uffici della Regione Veneto. Il progetto è stato affidato ad uno dei maggiori architetti viventi, lo spagnolo Santiago Calatrava, lo stesso cui è stata commissionata anche la realizzazione della nuova Path Station di Ground Zero a New York. Come quasi tutti i lavori di Calatrava, anche questo è un prototipo realizzato con materiali modernissimi dalla particolare struttura in acciaio che sorregge un impaccato di pietra d'Istria e vetro.

Il problema, tuttavia, si pone perché un ponte - sebbene possa essere considerato un'opera di pregio artistico (e in Italia - e a Venezia, in particolare - ciò è piuttosto comune) - serve ad unire due sponde e, quindi, a consentire alle persone che lo attraversano di andare dall'altra parte. In particolare, poi, questo ponte non ambisce ad essere ammirato solo dall'esterno, poiché, essendo più largo nel mezzo, è progettato per consentire agevolmente la sosta di chi vuol vedere il paesaggio o alcune manifestazioni cittadine che corrono lungo il Canal Grande come, ad esempio, la Regata Storica. Di questo, tuttavia, le persone con disabilità non potranno godere comunque, ossia non potranno godere del ponte come bene in sé.

Riportiamo il parere di Giampaolo Lavezzo (consigliere nazionale FISH e presidente dell'AIAS - Associazione Italiana Assistenza Spastici, di Venezia) che, a questo proposito, nell'articolo «Il quarto ponte di Venezia» pubblicato nel sito www.superando.it, afferma: «[...] il ponte sarà un'opera d'arte della nostra modernità. Ed è questo che mi preoccupa: i posteri avranno una visione sbagliata della nostra civiltà, perché l'opera, pur composta di materiali ultramoderni, è concepita esattamente come cinquecento anni fa, mantenendo la struttura ad unica arcata già propria degli altri ponti veneziani. Ma mentre nel Cinquecento, quando si costruì il ponte di Rialto, mancava la cultura di integrazione delle persone anziane o con disabilità, oggi, nel 2004, non credo che la nostra civiltà voglia emarginare le persone: il ponte di Calatrava ne è una testimonianza sbagliata [...]».

Servoscala, vaporetto o ovovia?
In merito all'accessibilità del ponte esistono tre correnti di pensiero:

  1. la prima sostiene che l'architetto Calatrava abbia previsto, qualora fosse stato necessario, nelle spallette terminali in pietra, un alloggiamento del servo-scala;
  2. la seconda ritiene che le persone con disabilità possano usufruire del vaporetto che collega le due sponde del Canal Grande;
  3. la terza - quella attualmente presa in considerazione anche dall'Amministrazione comunale - ritiene che l'inapplicabilità del servo-scala imponga la realizzazione di un prototipo di ovovia accessibile alle persone con disabilità motoria, aggiuntiva e parallela al ponte.

In merito al primo punto, stando alla normativa vigente, il DM 236/1989 ammette l'impiego di servoscala solo in caso di edifici e realizzazioni antecedenti all'entrata in vigore della norma. Questo evidentemente non è il caso. Il servoscala, inoltre, è consentito dalla normativa solo «per superare differenze di quota contenute» (DM 236/1989, articolo 4.1.13) e non è quindi adeguato per superare un dislivello notevole (indicato in circa dieci metri).

In merito al secondo punto, il vaporetto non può essere considerato una corretta «soluzione alternativa» anche perché in contrasto con l'articolo 26 del DPR 503/1996: è l'opera in sé che deve essere accessibile, in quanto spazio, monumento, opera d'arte vissuta dai cittadini. Laddove la norma (DM 236/1989, art. 7) prevede che possano «essere proposte soluzioni alternative alle specificazioni e alle soluzioni tecniche», chiarisce che queste debbano rispondere «alle esigenze sottintese dai criteri di progettazione». In ogni caso, è evidente che la soluzione del progetto possa essere alternativa rispetto ai dettami della norma, ma non che il progetto possa trovare fuori del suo ambito (in questo caso in un servizio a parte, ossia il vaporetto) soluzioni alternative.

Fotografia del prototipo dell'ovovia del Ponte della CostituzioneIn merito al terzo punto, riportiamo il parere dell'urbanista Roberto D'Agostino (riportato ne «Il Gazzettino» del 2 settembre 2008 e, successivamente, nell'articolo «Quando i veneziani non sono all'altezza della città» pubblicato nel sito della FISH www.superando.it). D'Agostino afferma: «[...] la cosiddetta ovovia che arrancherà su un lato del ponte della Costituzione [...] non verrà mai utilizzata: per la sua scomodità, per la sua lentezza, per il disagio, anche simbolico, che ne caratterizza l'uso e perché là dove parte questo ridicolo aggeggio, parte anche un grande numero di vaporetti che in tre minuti uniscono i due lati della città. Nonostante questo, si stanno spendendo un sacco di soldi a cui vanno aggiunti gli ignoti, ma certamente grandi, oneri di gestione che peseranno anno dopo anno sulla città, per realizzare un'opera del tutto e dichiaratamente inutile».


Conclusioni

Il Ponte della Costituzione, come già detto, è una grande opera architettonica e, proprio per questo, avrebbe potuto trasmettere un messaggio importante al mondo civile, alle persone con disabilità e agli stessi progettisti: l'accessibilità non è un costo ma un diritto di tutti.

Infatti, se il ponte fosse stato progettato in modo accessibile, avrebbe potuto essere realmente una struttura per tutti e, a quel punto, poteva esserci la meritata gloria per chi aveva portato innovazione e diritto di passaggio per tutti, chiamandolo, a buon titolo, «Ponte della Costituzione».


Approfondimenti

È possibile leggere l'intera cronistoria della realizzazione del ponte nell'articolo: «Quel ponte discrimina milioni di persone!» pubblicato sul sito della FISH www.superando.it.

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