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«Maxiemendamento 2008»: l'assegno sociale fa discutere. Possibili ripercussioni anche su anziani con disabilità

Pubblicato il 31/07/2008 - Letto 1443 volte
Riportiamo le critiche della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) in merito alla questione sollevata da parti sociali, associazioni e sindacati circa alla norma che vincola l'erogazione dell'assegno sociale ad un'attività lavorativa regolare che sia durata almeno dieci anni che abbia procurato un reddito perlomeno pari all'importo dell'assegno stesso.

In queste ore il Senato sta approvando la legge di conversione del Decreto Legge 112/2008 che tornerà poi alla Camera: il c.d. «maxiemendamento» sulla finanziaria 2009. Nel testo in esame è prevista una disposizione che mette a rischio l'erogazione dell'assegno sociale a migliaia di cittadini, in particolare alle persone con disabilità con più di 65 anni di età.

L'assegno sociale è - attualmente - una prestazione assistenziale, cioè prescinde da qualsiasi versamento contributivo, rivolta al sostegno delle persone anziane a basso reddito. L'assegno viene erogato solo dal compimento dei 65 anni di età. Possono farne richiesta i residenti in Italia che siano cittadini italiani o della Comunità Europea e i cittadini extracomunitari in possesso della carta di soggiorno. Sono poi previsti dei limiti reddituali relativi al nucleo familiare. Per il 2008 l'assegno sociale è pari ad Euro 395,59 mensili.

L'assegno e le persone anziane con disabilità
Anche le persone anziane con disabilità sono direttamente interessate all'assegno sociale: coloro che sono stati riconosciuti «invalidi civili», «ciechi civili» o «sordomuti», infatti, al compimento del sessantacinquesimo anno di età, vedono la "trasformazione" delle proprie pensioni di inabilità e dei propri assegni mensili di assistenza in assegni sociali.

L'articolo 20, comma 10, del testo di conversione del Decreto Legge 112 prevede che a decorrere dal 1° gennaio 2009, l'assegno sociale venga corrisposto agli aventi diritto a condizione che abbiano soggiornato legalmente e lavorato legalmente con un reddito almeno pari all'importo dell'assegno sociale, in via continuativa, per almeno dieci anni nel territorio nazionale.

La disposizione, non operando alcuna distinzione, finisce per investire tutte le persone che non hanno mai effettuato versamenti contributivi, come, ad esempio, le casalinghe o quelle persone con disabilità che hanno percepito tutta la vita le prestazioni dell'invalidità civile poiché non hanno mai svolto un'attività lavorativa (o, qualora l'abbiano svolta, non superando mai il limite reddituale previsto per la cessazione della prestazione). Si tratta, quindi, di una disposizione che colpisce soprattutto le fasce più deboli e le priva anche di quel sostentamento già minimo fino ad oggi erogato.

Fortissimo lo sdegno della FISH che si unisce a quello espresso a viva voce dalle parti sociali: «È una misura che lascia sbigottiti - commenta Pietro Vittorio Barbieri, Presidente della FISH - e riporta indietro un confronto che ritenevamo, fino a ieri, ancora possibile. Colpire i più deboli fra i deboli demolisce la possibilità di elaborare più organiche proposte su inclusione sociale, tutela, autonomia, poiché vengono divelte anche le garanzie minime di una vita dignitosa. Chiediamo l'immediata cancellazione del testo».

La smentita
La questione dell'assegno sociale ha provocato critiche da più parti, poiché nella "lista" delle persone che si trovano a non avere più i requisiti per l'assegno ci sono anche le casalinghe, i religiosi, ecc. Il presidente della Commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini ha voluto "tranquillizzare" i critici della manovra assicurando che la questione dell'assegno sociale produce limiti solo per gli immigrati.

Quanto segue è tratto dall'articolo «Casalinghe, addio all'assegno sociale. Insorgono opposizione e sindacati» tratto dal Corriere della sera del 28 luglio 2008: «[...] Il presidente della commissione Bilancio del Senato, Antonio Azzollini, spiega invece che i limiti per l'accesso all'assegno sociale non riguardano i cittadini italiani, ma solo gli immigrati. "La norma - afferma - pone come condizione accanto al soggiorno da almeno 10 anni, la produzione di reddito legale da altrettanto tempo. La norma, quindi, non riguarda i cittadini italiani [...]". L'obiettivo del governo non è quindi quello di negare l'assegno alle casalinghe e agli altri beneficiari italiani. "La lettura della legge - sottolinea Azzollini - esclude questa ipotesi e certo anche lo spirito della legge la esclude"».

Questa smentita, tuttavia, potrà far piacere a Sindacati, ACLI e casalinghe, ma non toglie alla manovra il suo ingiustificato carattere discriminatorio contro le persone con disabilità. Queste ultime, infatti, se rientrano nel caso descritto sopra (ossia non hanno mai lavorato), alla lettura della legge, continuano a non avere i requisiti per accedere all'assegno sociale raggiunti i 65 anni.


Approfondimenti

Leggi l'intero articolo «Casalinghe, addio all'assegno sociale. Insorgono opposizione e sindacati» tratto dal Corriere della sera del 28 luglio 2008 (collegamento a sito esterno).

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