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Emanato il Decreto di riparto del Fondo Nazionale per le non autosufficienze per il triennio 2019/2021

Pubblicato il 16/01/2020 - Letto 248 volte
Approvato il Piano nazionale per la non autosufficienza relativo al triennio 2019-2021 volto ad eliminare le diseguaglianze territoriali e a costruire un percorso condiviso. Con esso è stato emanato con decreto anche il Fondo per le non autosufficienze 2019/2021.

E' stato illustrato il "Piano per la Non Autosufficienza 2019/2021" e con esso anche il Fondo nazionale per le non autosufficienze che via via è cresciuto fino a oltre 573 milioni di euro nel 2019, di cui 550 strutturali. Proprio la strutturalità delle risorse permette oggi, con gli interventi previsti nel Piano, la possibilità di avviare un percorso volto a "garantire l'attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali da garantire su tutto il territorio nazionale con riguardo alle persone non autosufficienti".

Il Fondo nazionale per le non autosufficienze è stato istituito con l'intento di fornire sostegno a persone con gravissima disabilità e ad anziani non autosufficienti al fine di favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio evitando il rischio di istituzionalizzazione, nonché per garantire, su tutto il territorio nazionale, l'attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali. Tali risorse sono aggiuntive rispetto alle risorse già destinate alle prestazioni e ai servizi a favore delle persone non autosufficienti da parte delle Regioni nonché da parte delle autonomie locali e sono finalizzate alla copertura dei costi di rilevanza sociale dell'assistenza sociosanitaria.

Le risorse sono attribuite alle Regioni in funzione della popolazione anziana non autosufficiente e degli indicatori socio-economici.

Le risorse disponibili - grazie alla strutturalità assunta dal Fondo nazionale - sono già individuate per tutto il triennio di vigenza del Piano (573,2 milioni di euro nel 2019, 571 nel 2020 e 568,9 nel 2021) e verranno di volta in volta effettivamente trasferite alle Regioni dopo:

  • una valutazione della coerenza della programmazione regionale con le indicazioni nazionali;
  • la rendicontazione degli utilizzi delle precedenti annualità (ci si riferisce al secondo anno precedente quello di riferimento).

Per la sola annualità 2019 al fine di evitare interruzioni dei servizi il Ministero potrà intanto trasferire il 50% delle risorse anche in carenza di programmazione da parte della Regione.

Ciascuna regione dovrà garantire nell'ambito della programmazione regionale degli interventi, una diffusione dei progetti, in termini di numero di Ambiti territoriali coinvolti considerato che ogni Ambito poteva accedere ad un finanziamento di 80 mila euro a valere sul FNA, cui doveva sommarsi un cofinanziamento di 20 mila euro garantito dalle Regioni, in forma diretta o tramite l'ambito territoriale selezionato, le risorse totali per i progetti di vita indipendente a livello nazionale dovranno essere pari a 18,7 milioni di euro, di cui almeno 14,96 milioni a valere sul FNA.

L'Umbria dovrà avere un numero minimo di ambiti territoriali pari a 3, totale risorse impiegate a livello regionale pari a 300.00 euro di cui 240.000 euro a valere sul Fondo nazionale per la non autosufficienza.

Le Regioni una volta ottenute le risorse dovranno destinarle entro i successivi 60 giorni agli ambiti territoriali e dovranno strutturare un sistema di monitoraggio per alimentare il sistema informativo unitario dei servizi sociali.

Per la regione Umbria sono state attribuite risorse per una quota di 1,72%: 9.859.040 euro per l'anno 2019, 9.821.200 euro per l'anno 2020 e 9.785.080 euro per l'anno 2021.

Dal 2014 è individuata una quota pari a 10 milioni di euro, attribuita al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai fini della promozione di interventi innovativi in materia di vita indipendente.

Si tratta di iniziative sperimentali, proposte da regioni e provincie autonome, per l'adozione di un modello di intervento uniforme su tutto il territorio nazionale per la promozione della vita indipendente e inclusione sociale delle persone con disabilità. Già nel 2013 sono state pubblicate le prime Linee Guida per la presentazione di progetti sperimentali in materia di vita indipendente e inclusione nella società delle persone con disabilità, al fine di orientare il lavoro delle istituzioni, in collaborazione con le associazioni rappresentative delle persone con disabilità, verso modelli di intervento condivisi in materia.

All'art. 4 del decreto di riparto del Fondo per la non autosufficienza sono stati attribuiti una parte di risorse per i progetti di vita indipendente: "in attuazione del Programma d'azione biennale per la promozione dei diritti e l'integrazione delle persone con disabilità,...., sono finanziate azioni volte all'implementazione delle Linee di indirizzo per Progetti di Vita Indipendente per un ammontare complessivo a livello nazionale di 18,7 milioni di euro di cui almeno 14,96 milioni di euro a valere sulla quota del Fondo per le non autosufficienze trasferita a ciascuna regione."

All'interno di tale decreto viene riportato il Secondo Programma d'Azione biennale con riferimento alla Linea di intervento 2 "Politiche, servizi e modelli organizzativi per la vita indipendente e l'inclusione nella società", con particolare attenzione alle azioni 3, 4 e 5, al fine di individuare le caratteristiche dei progetti di vita indipendente.

Segue poi l'identificazione delle caratteristiche dei progetti di vita indipendente con indicate le aree di intervento (assistente personale, forme dell'abitare in autonomia: housing e cohousing, inclusione sociale e relazionale, domotica e le azioni di sistema).

Per consultare il testo completo si rimanda al Decreto Fondo Nazionale per la non autosufficienza 2019/2021 qui allegato.

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