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I trasporti delle persone con disabilità, ancora un anno per trasformare il cambiamento temuto in innovazione auspicata

Pubblicato il 2/04/2019 - Letto 299 volte
La delibera con cui si rivoluzionava il trasporto delle Persone con disabilità ai centri diurni, non solo non aveva correttamente interpretato il dettato normativo e non aveva tenuto conto delle esigenze espresse dalle Associazioni, ma aveva dimenticato la determina del Dirigente.

Dopo giorni di infuocate polemiche sollevate dalla delibera approvata dalla giunta il 13 marzo 2019 n.64 (vedi qui delibera in pdf) con cui si sostituiva il servizio di trasporto ai centri socio riabilitativi educativi con l'erogazione di voucher sociali per l'acquisto diretto della prestazione, si scopre che i cambiamenti richiedono tempo, nello specifico anche perchè già esisteva una determina del 11 maggio 2018 n.1442 (Vedi documento in pdf) del Dirigente dei Servizi Sociali con cui veniva rinnovato, fino a maggio 2020, il contratto di servizio alle cooperative che già da tre anni gestivano il servizio di trasporto.

Mai come questa volta sembrerebbe calzante l'affermazione "tanto clamore per nulla", in realtà, anche se viene meno l'oggetto di tante e contrastanti prese di posizione, rimangono sul tavolo le questioni da affrontare e le ragioni per cui è essenziale un confronto strutturato con il movimento associativo al fine di superare l'approccio prestazionalistico con cui si continua a rispondere, impropriamente, alla richiesta di rispetto dei diritti delle Persone con disabilità.

A seguito della delibera tanto dibattuta, le Associazioni che rappresentano e tutelano le persone con disabilità, hanno chiesto al Presidente della II Commissione Consiliare permanente del Comune di Terni di essere audite per segnalare le criticità diffusamente rilevate in riferimento alle modalità con cui è stata formulata la delibera e al contenuto della stessa.

Nel corso dell'audizione tenutasi a Palazzo Spada il primo aprile le Associazioni avevano portato all'attenzione della Commissione il loro mancato coinvolgimento, secondo uno strutturato metodo partecipativo, nella definizione delle priorità di intervento e nella conseguente predisposizione della delibera, rispetto alla quale era stato inevitabile riscontrare problematiche.

In particolar modo le due Federazioni maggiormente rappresentative a livello Regionale e Nazionale, Federazione Italiana Superamento dell'Handicap (FISH) e Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili (FAND), durante l'audizione, avevano presentato un documento (vedi allegato documento in pdf) in cui si rilevava che "le decisioni assunte e il dibattito che si è scatenato in tema di trasporti speciali ai centri diurni denunciano una preoccupante debolezza dei riferimenti culturali ed operativi che dovrebbero garantire una concreta e costante attenzione ai diritti fondamentali delle persone con disabilità più che l'erogazione efficiente di prestazioni definite a priori."

Inoltre nel documento si sollecitava e si rivendicava il rispetto di precisi impegni da parte del Sindaco e dell'Amministrazione Comunale nel definire e perseguire in maniera puntualmente partecipata, una chiara strategia di mainstreaming della disabilità all'interno delle politiche generali e in particolare in ambito socio sanitario attraverso una progettazione personalizzata delle prestazioni e degli interventi.

FISH e FAND segnalavano inoltre che il servizio di trasporto, rivolto alle persone con disabilità, dovrebbe essere a carico dei gestori dei centri diurni (sentenza del Tar di Milano n.3588 del 2010) e per tale ragione, la misura del voucher, al fine di garantire la libertà di scelta dei fruitori del servizio secondo quanto previsto dalla legge 328/2000 all'art. 17, dovrebbe rappresentare un'alternativa in più e non l'unica opzione. Il voucher può essere considerato un accomodamento ragionevole che va garantito sulla base di una valutazione multidimensionale e nel rispetto dei desideri e dei bisogni/diritti della persona e dei suoi familiari.

Le Federazioni in occasione dell'audizione hanno così avuto modo di ribadire e sottolineare l'importanza di un approccio partecipato per la definizione di un sistema di interventi e servizi riconducibili alle politiche generali, ispirandosi a rigorosi criteri di appropriatezza e sostenibilità, nonché di equità e libertà di scelta dei titolari dei diritti.

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