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Lab.Giovani della FISH: capitalizzare le esperienze per investire sul futuro

Pubblicato il 7/10/2011 - Letto 1622 volte
Ad un mese dalla conclusione del progetto promosso dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) "Lab.Giovani", che ha visto partecipare un gruppo di giovani con disabilità provenienti dalle regioni del Sud Italia, il sito Superando.it presenta un primo resoconto di questa esperienza.

Sul sito Superando.it i protagonisti di Lab.Giovani propongono le loro considerazioni sui risultati che il progetto della FISH Nazionale ha iniziato a produrre. A seguire riproponiamo alcuni dei passaggi più salienti.
Stefania Dondero, responsabile del progetto, afferma che: «Lab.Giovani voleva e vuole rappresentare un percorso - uno dei tanti possibili - per avvicinare in modo consapevole, informato e condiviso i giovani con disabilità all'agire politico, nel senso più generale e migliore del termine.

L'investimento è dunque sulla maturazione di conoscenze, sulla capacità di lettura della propria realtà, sulla consapevolezza dei propri diritti e sul poter agire insieme ad altri. […] Tutti sono rimasti stupiti e colpiti dal fatto che si potessero impostare e vedere le cose secondo una prospettiva diversa, che sottrae la disabilità all'individuo e la restituisce alla società. Questo diverso punto di vista li ha entusiasmati, facendo circolare idee ed energie, dando nuova sostanza ai loro progetti. […] Ma è stata anche un'opportunità importante per riflettere e confrontarsi su questi temi - e non una cosa che capiti così frequentemente -, per scambiarsi esperienze tra giovani con disabilità e non, giovani con diverse tipologie di disabilità, provenienti da territori, contesti e Regioni differenti, giovani inclusi e giovani più isolati o iperprotetti dalle famiglie, con scarse occasioni di partecipazione alla vita della comunità, che offre loro più assistenza che opportunità di crescita e di giovani che si sentono di avere avviato o che vorrebbero intraprendere un percorso di impegno politico e associativo e giovani che forse non lo faranno mai».

Daniela Bucci, coordinatrice dell'iniziativa, dal canto suo, scrive che: «è da quegli stessi giovani che deve partire la motivazione e la volontà di impegnarsi nella vita associativa, perché se l'obiettivo è quello dell'inclusione delle persone con disabilità, questo non potrà essere raggiunto se ciascuno opererà singolarmente per realizzare il proprio progetto, in una sorta di "lotta per la sopravvivenza personale"». La coordinatrice, prosegue dicendo: «Lab.Giovani si è rivelato in sé un'occasione importante di partecipazione per i giovani che vi hanno preso parte e ha quindi raggiunto il suo principale obiettivo, che era quello di contrastare l'esclusione e offrire appunto opportunità di partecipazione.

Nella quasi totalità dei casi, coloro che sono stati coinvolti - pur prendendo parte alla vita di una qualche associazione, come soci, utenti, operatori o volontari - si sono trovati per la prima volta a confrontarsi e a ragionare insieme sulla disabilità come discriminazione e mancanza di partecipazione. Quasi nessuno conosceva il modello sociale della disabilità, alcuni sapevano appena dell'esistenza della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e pochi ne avevano letto anche solo un articolo.

Infine, Matteo Schianchi scrive: «Durante lo stage di Lab.Giovani, la presenza di diverse tipologie di disabilità è stata vissuta in modi diversi. In molti casi, le "velocità diverse" all'interno del gruppo hanno costituito un problema attorno a cui confrontarsi (anche se questo confronto è avvenuto soprattutto a gruppetti): ma come possiamo pensare di impegnarci nelle associazioni per "essere inclusivi", se non sempre riusciamo ad esserlo tra di noi? Vissuto personale e ruolo associativo si sono poi incontrati a più riprese quando sono state poste questioni e istanze relative a singole tipologie di disabilità. "Perché proprio questa attenzione specifica su un tipo di disabilità?", ha chiesto una ragazza alla responsabile dell'AIPD (Associazione Italiana Persone Down), venuta a Roma ad incontrare lo stage della FISH. Più volte il tema è stato ripreso e sicuramente è stato sperimentato quotidianamente. Si parte da se stessi, dalla propria esperienza di disabilità, da quella dei propri figli. Le associazioni e il loro impegno civico e politico nascono così, ma poi è necessario andare oltre. I diritti sono diritti di tutti; è corretto partire dalla conoscenza delle singole forme di disabilità, dalle specificità, poi però è necessario fare un salto in avanti, assumendo le esigenze e le problematicità delle singole tipologie di disabilità, per ricollocarle in un ambito in cui - va detto ancora - i diritti sono di tutti.

Il "leader associativo doc" ragiona addirittura all'incontrario: i diritti anzitutto, per poi capire come "nei singoli casi" trovano una specifica applicazione. Questa prospettiva collettiva è stata ribadita a più riprese, sia come modalità generale sia come modalità pratica per la vita associativa locale. Non si parte mai da zero e se si vuole operare sul territorio, è necessario conoscere gli altri interlocutori, mettersi in rete per "fare fronte comune", per portare avanti i diritti e le istanze del maggior numero di persone con disabilità».

In sostanza il percorso che la FISH ha avviato rappresenta una sfida complessa e rappresenta solo un primo step di quello che potrebbe essere un nuovo percorso che potrebbe chiamarsi, ad esempio, semplicemente FISH Giovani. (come l'ha definito Stefania Dondero)

Lab.Giovani, però, potrebbe essere un'esperienza da riproporre anche in una dimensione territoriale con l'obiettivo non necessariamente di formare leader associativi, bensì "semplicemente" di dare potere a giovani con disabilità affinché siano protagonisti della propria vita e della società in cui vivono.

Ricordiamo, inoltre, che una delle tappe del "viaggio" di Lab.Giovani è stata anche Terni nei giorni del 6, 7 e 8 settembre; la città si è così confermata tra le realtà territoriali in cui il movimento associativo, espressione della FISH, è in grado di mettere a disposizione esperienze e competenze sia alle persone, sia alla comunità

L'articolo è tratto dal sito Superando.it, per leggerne la versione integrale ciccare qui

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